mercoledì 22 luglio 2026

Odyssey now


La storia è nota. Alla fine della guerra di Troia, l’astuto Ulisse ha qualche problema sulla via del ritorno. A Itaca, intanto, dove la paziente Penelope lo sta aspettando da due decenni, uno stuolo di molesti pretendenti al trono si è insediato a palazzo.
L’Odissea è uno scrigno pieno di trame ed espedienti narrativi, una delle opere più importanti e saccheggiate di tutta la letteratura occidentale. E Nolan prende a piene mani questo tesoro e ne fa un po’ ciò che vuole, come è giusto che sia. Ne esce un film potente e di grandissimo impatto visivo, una lettura molto personale del poema. A quelli della mia generazione, che l’Odissea se la sono studiata già dalle medie, certe libertà narrative forse lasceranno spiazzati, ma sono tutte funzionali al racconto cinematografico. Alcuni espedienti, perfetti sulla carta, al cinema probabilmente apparirebbero parecchio deboli. Inoltre, vista la vastità del materiale, certi tagli e fusioni di personaggi sono giustificati – e già così il film dura quasi tre ore!
Il mood è piuttosto realista, per un film pieno di divinità, mostri e visite all’inferno, e ciò non inficia il racconto, anzi, lo rafforza. L’aspetto visivo è meticolosamente curato e piuttosto innovativo, pieno di rimandi tra il pop e l’arte contemporanea: il gigantesco cavallo di legno arenato sulla spiaggia sembra quasi un’istallazione della Biennale, il volto di Polifemo è puro Picasso, le mutazioni animalesche operate dalla maga Circe sembrano uscite dalla mente di Francis Bacon... E poi c'è Agamennone, che ha il look del Cavaliere Oscuro (auto-citazione?)
Nolan, sempre attento anche al suono, si affida nuovamente a Ludwig Göranssons, (Tenet, Oppenheimer) che veste il film di una colonna sonora arcaica, piena di ritmi potenti e cori minimali.Il cast è stellare e qualcuno si potrà irritare per color-blind casting così poco filologico (reso popolare da serie come Bridgerton), ma anche questo è funzionale all’intento politico e molto attuale del film, come si evince dal monologo di Ulisse nel pre-finale: Troia che brucia è il mondo, abbiamo rotto l’equilibrio, non c’è più rispetto per niente e nessuno, tempi bui ci aspettano. Ecco così che l’equipaggio multietnico di Ulisse, che brancola perso in un mondo senza più legge, acquista un significato nuovo. E Ulisse incarna l’Uomo, che ha infranto l’equilibrio a causa della propria hybris, condannato a cercare rimedio ai suoi errori prima che sia troppo tardi.

Odissea (The Odyssey, USA /Gran Bretagna 2026)
Un film di Christopher Nolan.
Con Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya, Charlize Theron, Lupita Nyong'o, Ryan Hurst, Mia Goth, James Remar, Leguizamo, Benny Safdie, Elliot Page, Samantha Morton, Himesh Patel, John Bernthal.
Durata 172 min.

giovedì 25 giugno 2026

Incontri rivelatori


Daniel ha rubato dei documenti segretissimi insieme a uno strano aggeggio e perciò è braccato da un’agenzia privata che lavora per la difesa; Margaret, che fa gli annunci meteo in una TV locale, di colpo assume degli strani poteri (come leggere nel pensiero e parlare fluentemente lingue a lei ignote). Alla fine s’incontreranno, perché sono predestinati a fare una rivelazione che cambierà il mondo.
Decenni dopo Incontri ravvicinati (1977) ed E.T. (1982), Spielberg torna sul luogo del delitto con questa sorta di sequel sugli incontri alieni, aggiornato ai giorni nostri: gli extraterrestri sono sempre buoni ma noi siamo più crudeli che mai.
Il film è teso, avvincente, con scene d’azione girate come solo lui sa fare. Disclosure day racconta più di noi che degli alieni: è una fantascienza umanista che indaga l’animo umano, il rapporto con il diverso e la divinità. Tutti gli protagonisti sono in qualche modo rotti, irrequieti, in cerca di un senso in questo mondo allo sfacelo. Come nelle sue opere migliori film, Spielberg riesce a essere profondo e poetico anche confezionando un film di genere – regalandoci alcune sequenze davvero memorabili. Nel pre-finale, il flashback dell’incontro ravvicinato vissuto dai due protagonisti da bambini è semplicemente meraviglioso. Purtroppo la conclusione del film, in cui gli omini verdi non si vedono quasi per niente, mostra e dice troppo (ancora Roswell e l’Area 51, per favore no!), esibendo quello che sarebbe stato più efficace lasciare alla fantasia dello spettatore. Quasi un capolavoro.

Disclosure day (USA, 2026)
Regia di Steven Spielberg.
Con Emily Blunt, Josh O'Connor, Colin Firth, Eve Hewson, Colman Domingo.
Durata 145 minuti.

mercoledì 29 aprile 2026

San Michael

Michael è il classico biopic musicale che narra la vita di Michael Jackson dagli esordi con i fratelli nei Jackson 5 al successo mondiale di Thriller (con un salto finale al 1988).
C’è tutto quello che ci si può aspettare da un film del genere, senza grandi sorprese. Gli inizi nel gruppo di famiglia, il terrificante padre padrone, il riconoscimento di un talento smisurato (come cantante e ballerino), i primi successi, fino all’emancipazione nell’età adulta e la creazione minuziosa e scientemente ricercata dell’album perfetto.
Ci sono le sue insicurezze di ragazzo succube di un padre violento, la sindrome di Peter Pan, la solitudine di una star troppo giovane e tutte le sue note stravaganze (la fissa per gli animali esotici e per i giocattoli). Nessun accenno esplicito invece alle sue inclinazioni pedofile: sì, passa molto tempo con i bambini malati negli ospedali, ma tutto è ammantato di spirito filantropico e caritatevole. Del resto il film è prodotto da mezza famiglia Jackson, cosa ti vuoi aspettare?
La confezione è sontuosa, i due giovani attori esordienti che lo interpretano (uno è pure il nipote di Michael), sono bravissimi nella riproposizione delle performance, ricostruite con cura e altamente coinvolgenti come la sequenza con la prima esecuzione del moonwalk davanti ad un pubblico in delirio durante uno special TV.
Un film godibile, soprattutto per i fan, un po’ troppo accomodante sulla parte più controversa della biografia dell’artista. Ci sarà forse un secondo capitolo, dove sarà difficile evitare gli aspetti meno edificanti della vita della più grande star del pop mondiale.

Michael (USA, 2026)
Un film di Antoine Fuqua.
Con Jaafar Jackson, Nia Long, Laura Harrier, Juliano Valdi, Miles Teller, Colman Domingo,
Durata 127 min.



mercoledì 1 ottobre 2025

La tragedia di un Paese ridicolo



French 75 è un gruppo rivoluzionario anti-capitalista che libera i migranti dai centri di detenzione e rapina banche per finanziarsi. È guidato dalla esaltata leader Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor), compagna del bombarolo Pat Calhoun (Leonardo DiCaprio). Dà la caccia al gruppo il colonnello Steven J. Lockjaw (un grandioso Sean Penn), con cui Perfidia intrattiene un’ambigua relazione. Dopo esser stata arrestata e aver tradito i compagni, Perfidia sparisce nel nulla. Sedici anni dopo Pat e sua figlia Willa, che vivono in clandestinità, sono al centro delle indagini di Lockjaw e della fantomatica società segreta dei "Pionieri del Natale"… (sì, i nomi in questo film sono tutti un programma).
Una battaglia dopo l'altra è un film denso, dalla trama strabordante, pieno di personaggi eccessivi, un film al limite del grottesco. La narrazione esuberante è gestita con mano sicura, senza gli eccessi di un Tarantino (o peggio, di un certo Oliver Stone anni ’90), con uno stile piuttosto sobrio e una fotografia dimessa, ma con un ritmo che non dà tregua e una colonna sonora perfetta.
È indubbiamente un film politico, nel senso che parla dei fallimenti dello Stato e anche di tutta una generazione di velleitari contestatori. È anche un film intimo, quando parla dei fallimenti di un padre.
Il ritratto che Anderson fa dei rivoluzionari e dell’inquietante deep state razzista sfocia spesso nella satira: nessuno si salva sotto l’impietoso occhio del regista, se non forse il sensei Sergio St. Carlos (Benicio Del Toro) e la giovane Willa. La guerrigliera Perfidia è una madre snaturata e infame, Pat è un rivoluzionario rincoglionito dalle droghe e Lockjaw alla fine è un patetico militare fascistoide.
Forse l'unica pecca di questo affresco americano è che la realtà odierna – con le sue le paranoie, la violenza, la deriva autoritaria dello Stato – supera di gran lunga la finzione. 

Una battaglia dopo l'altra (One Battle After Another, USA 2025)
Un film di Paul Thomas Anderson. 
Con Leonardo DiCaprio, Sean Penn, Benicio Del Toro, Teyana Taylor, Regina Hall. 
Durata 161 min. 


giovedì 27 febbraio 2025

Quel che resta del Vate



Fiume o morte!
è un documentario scanzonato e rigoroso che riesce a parlare di storia e scavare nelle memorie di una città con un linguaggio innovativo, spesso ironico e mai retorico. Il regista fiumano parte da un’idea semplice ma geniale: far mettere in scena l’occupazione dannunziana agli stessi cittadini, nelle stesse location, con trucco e abiti d’epoca ma lasciando l’ambientazione contemporanea. Ecco così svariati attori non professionisti presi letteralmente dalla strada interpretare a turno il Vate; altri suoi concittadini fanno da voce narrante, rigorosamente in dialetto fiumano; un sacco di baldi giovani reinterpretano sequenze d’azione o mettono in scena dei veri tableau vivant, rifacendo puntigliosamente fotografie d’epoca. L’effetto è straniante e spesso esilarante. Ignari passanti durante lo struscio nelle vie del centro si trovano in mezzo alle ricostruzioni storiche, alcuni si fanno i selfie con l’interprete di turno di D’Annunzio, i cellulari spuntano nelle foto di gruppo di atletici legionari. Così il regista racconta un episodio storico, dimenticato o rimosso dai più, e allo stesso tempo ci mostra la Rijeka odierna e come oggi i suoi cittadini si confrontano con il proprio passato. Nonostante la leggerezza dello stile, il documentario non tralascia gli episodi più drammatici dell’occupazione e smentisce molti falsi miti come quello sulla leggendaria e “avanzatissima” Carta del Carnaro, in realtà mai entrata in vigore. L’autodeterminazione del popolo fiumano e le sue libertà, nella realtà dei fatti, erano solo chimere e di certo non riguardavano le popolazioni slave. Non stupisce dunque che i fiumani oggi o non ricordino o abbiano una pessima opinione in merito all’impresa dannunziana.
Fiume o morte! è un bell'esempio di come si può parlare di storia, toccando anche temi delicati o “divisivi” in modo intelligente, accattivante ed evitando derive propagandistiche. Da proiettare nelle scuole di ogni ordine e grado.

Fiume o morte! (Croazia, Italia, Slovenia, 2025)
Un film di Igor Bezinovic
Durata 112 minuti

mercoledì 15 gennaio 2025

Non dove ma quando



Si possono raccontare molte storie in un’unica inquadratura senza muovere la macchina da presa di un millimetro per il 99% del film? Questa è la sfida estrema di Here, l’ultimo film di Robert Zemeckis, regista geniale e grande sperimentatore. Con molta eleganza il film mescola diverse linee narrative ed epoche che si alternano nello stesso luogo, perciò è una carrellata di “quando”, idea alla base della graphic novel di Richard McGuire da cui è tratta la sceneggiatura. Ma a parte questo – e ad un uso splendido dei riquadri tipici del fumetto – il film sviluppa lo spunto sfruttando al massimo il mezzo cinematografico pur con una macchina da presa inchiodata su una inquadratura fissa. Perciò si gioca sulla profondità di campo, con azioni che si svolgono vicine o lontane dall’obiettivo a seconda della temperatura emotiva della scena, sulla luce e – ovviamente – sulla scenografia.
Impressionante il meticoloso lavoro che impagina i vari riquadri di epoche diverse contemporaneamente in scena, creando echi, passaggi e rimandi tra i vari “quando”. Colpisce sicuramente molto di più del lavoro di “svecchiamento” digitale dei due attori protagonisti (Tom Hanks e Robin Wright, già insieme nel capolavoro di Zemeckis Forrest Gump) a cui il cinema ci ha già abituato da un po’ di anni. Per nostra fortuna nei film di Zemeckis gli effetti speciali sono sempre al servizio della storia, e – accanto al regista – c’è Eric Roth alla sceneggiatura  (premio Oscar proprio per Forrest Gump). Così il film diventa un saggio sull’immutabilità delle relazioni ed emozioni umane, in tutta la loro varietà, in tutti i tempi, ma anche un invito a realizzare i propri sogni, perché la vita è un lampo e noi siamo solo piccoli riquadri nell’immensità del cosmo.


Here (USA, 2024)

Un film di Robert Zemeckis. 

Con Tom Hanks, Robin Wright, Paul Bettany, Kelly Reilly

Durata 104 min. 

mercoledì 9 ottobre 2024

Come ti ammazzo il Joker



Cinque anni dopo quel capolavoro che è Joker, il regista azzarda un secondo capitolo e, decidendo di non ripetersi, scarta di lato, costruendo un film ancora più cupo e deprimente, al limite dell’esercizio d’autore. Come già il primo, è lontano anni luce dal genere, c’è ben poca azione e la trama è piuttosto esile. Arthur Fleck è rinchiuso ad Arkham dove un giorno incontra Lee (Lady GaGa), di cui si innamora follemente. Intanto inizia il suo processo, in una baraonda mediatica e tra le proteste in piazza dei seguaci di Joker, alter ego malvagio da cui Arthur sembra volersi allontanare; il conflitto viene reso esplicito nel breve cartone animato in stile Looney Tunes che apre il film.
La via di fuga da una realtà terribile e da un destino ineluttabile è la musica, che apre geniali squarci da musical rendendo il film un oggetto inclassificabile. Si può dire che proprio le performance di Lady GaGa e Joaquin Phoenix (che esibisce notevoli doti canore) salvano il film da una certa stanchezza. L’uso delle canzoni è astuto, talmente ben inserito nella trama, che il contesto porta a nuove e inedite chiavi di lettura dei versi dei grandi classici reinterpretati dai due protagonisti.
La performance di Phoenix è – come sempre – sbalorditiva, la confezione del film curatissima e la colonna sonora davvero notevole (musiche originali di Hildur Guðnadóttir, premiata con l’Oscar proprio per Joker).
Però sembra che il vero intento degli autori (Silver e Phillips) sia stato la completa demolizione del successo precedente: volevate un Joker 2? Eccovi accontentati, ma alle nostre condizioni. Risultato: un catastrofico flop al botteghino.
Non si prevede un Joker 3.

Joker - Folie À Deux (USA, 2024)

Un film di Todd Phillips. 

Con Joaquin Phoenix, Lady GaGa, Brendan Gleeson, Catherine Keener.

Durata 138 min.

giovedì 29 febbraio 2024

Lawrence d'Arrakis



Nella seconda parte del monumentale romanzo di Frank Herbert, il nostro eroe Paul Atreides non sfugge al suo destino, trasformandosi nel tanto atteso mahdi che guiderà i fieri popoli Fremen a riconquistare il loro pianeta, come vuole un'antica profezia.
L'atteso seguito di Dune procede sulla strada del precedente, con tutti i suoi pregi e difetti. Forse il punto più debole è un protagonista non molto convincente per il ruolo complesso del giovane rampollo aristocratico che diventa guida della ribellione dei popoli del deserto come fosse un novello Lawrence d'Arabia. Pur di mantenere un buon ritmo, il film a volte accelera troppo e rallenta forse dove non dovrebbe. Il cuore di questa parte della storia dovrebbe essere la dolorosa presa di coscienza del protagonista che invece viene rappresentata, a mio avviso, in modo troppo sbrigativo.
Di buono c'è una messa in scena sontuosa, una grande attenzione nella costruzione delle inquadrature, nelle scelte cromatiche (calde e sature per Arrakis, fredde e grigie per Giedi Prime), tanta più azione e, finalmente, si vedono i famosi vermi delle sabbie. Ottimo il sound design e un pelino meno molesta la colonna sonora di Hans Zimmer, qui più a supporto dell'azione che nel precedente (ci sono anche dei momenti di silenzio!).
Il finale un po' sospeso lascia lo spazio a infiniti possibili sequel. Del resto il ciclo di Dune consta di ben sei romanzi, di materiale ce n'è.
Ma alla fine ci si pone la domanda se si poteva fare un adattamento meno prolisso (320 minuti in tutto!) di questo capolavoro della fantascienza senza tradirlo, quesito che credo resterà senza risposta. Il romanzo di Herbert, denso e profondo, offre tanti temi e Denis Villeneuve e il suo sceneggiatore ne hanno sviluppati solo alcuni, dando la preferenza a quelli più adatti al cinema, che sono forse quelli meno interessanti. C'è da dire che purtroppo alcune delle idee miglior della saga di Dune le aveva già rubate Lucas per i suoi Star Wars. Perciò è arduo fare Dune al cinema senza che gli spettatori pensino che stai plagiando il lavoro del vecchio George. 
Resta il fatto che il romanzo è intriso dello spirito del suo tempo, gli anni Sessanta. Mi chiedo se si poteva trasportalo meglio negli anni Venti del XXI secolo con una lettura nuova e intelligente, magari proprio tradendolo un po'.

Dune: Parte 2 (Dune: Part Two, USA, Canada 2024)
Un film di Denis Villeneuve.
Con Timothée Chalamet, Zendaya, Rebecca Ferguson, Josh Brolin, Austin Butler, Florence Pugh, Dave Bautista, Christopher Walken, Stephen McKinley Henderson, Léa Seydoux, Stellan Skarsgård, Charlotte Rampling, Javier Bardem, Anya Taylor-Joy
Durata 166 min. 

giovedì 1 febbraio 2024

"Formidable!"



Bella Baxter è una donna letteralmente col cervello di una bambina, risultato di un folle esperimento del professor Godwin Baxter. Ma ben presto, crescendo, sviluppa incontrollabili pulsioni sessuali e un’incontenibile curiosità per il mondo. Scappa così con Duncan Wedderburn, un avvocato dongiovanni, per una lunga avventura piena di sesso, scoperte, incontri e brutte esperienze che, nonostante tutto, non intaccheranno la sua purezza di spirito e il suo indomito carattere.
Bella è un eroina libera da pregiudizi e da sovrastrutture culturali, pura, senza filtri, compassionevole e perciò una pericolosa eversiva in una società ipocrita, misogina e patriarcale. Non bisogna lasciarsi distrarre dallo spunto narrativo da horror gotico (Frankenstein) o dall’ambientazione steampunk, perché il nocciolo del film sta da un’altra parte: Povere creature! è un calcio nelle palle alla società maschilista che è ancora qui con noi, è una versione più adulta e cattiva di Barbie (il film) e del suo femminismo plasticoso ed edulcorato. “Quindi desideri sposarmi o uccidermi? È questa la proposta?” dice Bella a Duncan che sta uscendo di senno solo perché lei si comporta esattamente come lui. Una frase di grande attualità.
Povere creature! è un film oltraggioso, divertente, ironico, grottesco, con una prima parte in un bianco e nero cupo di lynchiana memoria e un uso smodato di grandangoli estremi che neanche Terry Gilliam sotto acido. Quando parte l’avventura della protagonista si fa colorato, barocco, pieno di cieli pittorici, architetture stravaganti, piroscafi improbabili e tram volanti.
Ma gran parte del film sta sulle spalle di Emma Stone che ci mette anima e corpo e ci regala una performance memorabile, incarnando un’indimenticabile giovane donna che travolge tutto e tutti come un salvifico tornado.

Povere creature! (Poor things, USA, 2023)
Un film di Yorgos Lanthimos.
Con Emma Stone, Mark Ruffalo, Willem Dafoe, Ramy Youssef.
Durata: 141 min.

mercoledì 3 gennaio 2024

Il viaggio di Mahito


Giappone, Seconda guerra mondiale. Il giovane Mahito, che un anno prima ha perso sua madre, si trasferisce con il padre Shoichi, nella residenza di campagna della zia Natsuko. Ben presto scopre che Natsuko, che aspetta un figlio da suo padre, sarà la sua matrigna, notizia che non allevia la sua sofferenza per la scomparsa della mamma. Nella sua nuova casa è servito da uno stuolo di “nonnine” (un personaggio immancabile nei film di Miyazaki) e perseguitato da uno strano airone cinerino. Nel giardino c’è un misterioso maniero in rovina costruito da un suo avo che, come scoprirà presto è un portale per entrare in un altro mondo.
Dopo un incipit drammatico e realistico, con qualche spunto autobiografico (Shoichi, come il padre del regista, dirige una fabbrica di forniture per aerei militari), il film vira decisamente nel fantastico, in uno di quei visionari mondi alternativi che sono quasi un marchio di fabbrica di Miyazaki, pieni di strani esseri, spiriti, nuvole e paesaggi surreali. La narrazione sinuosa, ellittica, quasi onirica, trascina lo spettatore in un vortice fantasmagorico pieno di invenzioni e poesia. Tutta l’avventura di Mahito può essere letta sia come una barocca elaborazione del lutto che come un viaggio dentro l’inconscio o un racconto di formazione rivisitato in chiave fantastica.
Splendidamente disegnato a mano, attento ai dettagli e con meravigliosi fondali pittorici, Il ragazzo e l’airone è un altro stupefacente capolavoro del grande maestro Hayao Miyazaki.

Il ragazzo e l’airone (Kimi-tachi wa dō ikiru ka, Giappone, 2023)
Scritto e diretto da Hayao Miyazaki.
Durata: 124 min.

lunedì 6 novembre 2023

Una donna italiana


Roma, maggio 1946. Delia è sposata con Ivano, un marito detestabile e manesco – "è nervoso, ha fatto due guerre". Lei s’industria tutto il giorno per metter insieme il pranzo con la cena, si occupa quotidianamente dei tre figli e del suocero infermo, bloccata in una vita infernale con pochissime gioie. Ma qualcosa sta per cambiare in Italia e Delia ne vuole far parte.
Il film mette subito le carte in tavola fin dalla prima fulminante scena, presentando il tono della pellicola e i suoi protagonisti. Nonostante la trama e la fotografia in bianco e nero da film neorealista, C’è ancora domani non ha molto da spartire con il genere. Affronta dei temi pesantissimi (e molto attuali come la liberazione della donna, la parità di genere, il ruolo delle donne in Italia) con la leggerezza della migliore commedia italiana, grazie ad una sceneggiatura precisa e affilata, un cast magnifico e delle ottime idee di regia. Ne è un esempio la sequenza astratta della violenza, trasformata in una straniante coreografia, che colpisce più di una scena esplicita, e l’uso molto creativo delle canzoni (quasi mai legate all’epoca in cui il film si svolge).
L’esordio alla regia della bravissima Paola Cortellesi è un piccolo gioiello, un raro caso di film che ti resta in mente per giorni dopo la visione, perfetto nel suo equilibrio tra dramma e commedia, tra risate e commozione. Affiancata nel film dall'altrettanto ottimo Valerio Mastandrea (odioso e terrificante come non mai), l’attrice e neo-regista ci regala un’opera prima di magistrale bellezza.

C’è ancora domani (Italia, 2023)
Un film di Paola Cortellesi
Con Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea, Romana Maggiora Vergano, Emanuela Fanelli, Giorgio Colangeli, Vinicio Marchioni, Francesco Centorame
Durata 118 min. 

giovedì 12 ottobre 2023

Incontri ravvicinati col solito tipo


Anni Cinquanta. In una piccola immaginaria città del deserto americano, che vanta come unica attrazione un cratere provocato da un meteorite, si ritrovano vari personaggi. A causa dell’arrivo di un alieno, la cittadina viene messa in quarantena dall’esercito. Ecco la trama stringata dell’omonima piece teatrale di cui vediamo la genesi in questo nuovo oggetto cinematografico di Wes Anderson, che alterna riprese in bianco e nero (in formato 4:3) al colorato cinemascope dalla palette da cartolina vintage. Cervellotico quanto basta, divertente in alcuni dettagli, il film risulta po’ noioso, forse perché la cornice della storia (il work in progress dello spettacolo teatrale), seppure ben congegnata, raffredda e tiene a distanza le vicende dei personaggi principali, che ostentano una recitazione più straniata del solito. Sembra che tutti si muovano in un diorama, bellissimo e cromaticamente impeccabile, ma con sentimenti altrettanto posticci. Ad uno sguardo più attento però, ecco le crepe aprirsi in questo mondo apparentemente perfetto e controllato: la follia del mondo e la sua insensatezza irrompono come i funghi atomici all’orizzonte o come banditi inseguiti dalla polizia tra sirene e spari. E il buffo alieno è meno inquietante di un lontano Presidente che impone la quarantena militarizzata della città.
La confusione tra palco e realtà, tra attori e personaggi si fa sempre più grande nel corso del film. Verso la fine, il protagonista sconsolato si chiede il senso della commedia in cui recita e un senso forse non c’è, come nella vita.
Asteroid City è bello ma forse un po’ troppo controllato e programmatico nella costruzione della trama. Chi ama le palette sature e le simmetrie maniacali nelle inquadrature di Anderson, invece, non sarà deluso.

Asteroid City (USA, 2023)
Un film di Wes Anderson.Con Jason Schwartzman, Scarlett Johansson, Tom Hanks, Jeffrey Wright, Tilda Swinton, Bryan Cranston, Edward Norton, Adrien Brody, Liev Schreiber, Hope Davis, Steve Park, Rupert Friend, Maya Hawke, Steve Carell, Margot Robbie, Tony Revolori, Jeff Goldblum, Sophia Lillis, Willem Dafoe, Matt Dillon, Rita Wilson, Hong Chau, Fisher Stevens, Jarvis Cocker, Seu Jorge, Mellanie Hubert.
Durata 104 min. 

domenica 10 settembre 2023

Questo film è una bomba


 
Robert Oppenheimer è una figura complessa e sfuggente, resa con carismatica intensità da Cillian Murphy. Il film ne racconta luci ed ombre concentrandosi maggiormente sugli anni di Los Alamos e quelli del primo dopoguerra quando il fisico cade vittima del maccartismo. Nolan non fa sconti agli spettatori, intreccia tre linee temporali saltando avanti e indietro nella biografia dello scienziato con un montaggio che non permette distrazioni. Lo fa con un ritmo incalzante e un incedere dai toni epici sostenuto dalle superbe musiche di Ludwig Göransson. Come non bastasse, spadella una miriade di personaggi che da comparse diventano improvvisamente protagonisti in alcune sequenze fondamentali (come il David Hill di Rami Malek), mettendo a dura prova chi è a digiuno dell’argomento. Magari aver visto le due stagioni della splendida serie Manhattan aiuta un po’.
Se si tralascia l’intento di voler capire tutto e ci si lascia trasportare dalla vertiginosa narrazione di Nolan, il film ci trascina nel suo mondo lasciandoci senza fiato, grazie alla perfetta amalgama tra immagini, musica e suoni. Emblematico l’uso del sonoro e delle luci nella sequenza dedicata a Trinity, la prima denotazione della bomba atomica, ancora più stupefacente per la totale assenza di CGI – che si trova in altre scene ma in maniera molto limitata. Il responsabile degli effetti visivi ha preferito trucchi vecchia scuola alle scorciatoie della computer graphic, seguendo le indicazioni del regista.
Più vicino all’asciutto film di guerra Dunkirk che al cervellotico Tenet, Oppenheimer non scontenterà i fan del regista perché qui troveranno tutte le caratteristiche migliori del suo stile, usate per ritrarre un uomo bigger than life. Da vedere assolutamente al cinema.


Oppenheimer (USA 2023)

Un film di Christopher Nolan. 

Con Cillian Murphy, Emily Blunt, Robert Downey Jr., Matt Damon, Rami Malek, Florence Pugh, Benny Safdie, Michael Angarano, Josh Hartnett, Kenneth Branagh, Dane DeHaan, Matthew Modine, Dylan Arnold, Olli Haaskivi, Jason Clarke

Durata 180 min. 

domenica 2 luglio 2023

Il professor Jones va in pensione



Quindici anni dopo l’ultimo non brillantissimo capitolo della saga, torna il professor Jones in un’altra mirabolante avventura sulle tracce dell’Antykitera, un improbabile marchingegno creato niente meno che da Archimede e che permetterebbe di viaggiare nel tempo attraverso varchi spazio-temporali.
Dopo un prologo ambientato alla fine della Seconda Guerra Mondiale con un credibile giovane Harrison Ford (ormai la tecnologia deep fake ci ha abituati a tutto) si passa al 1969, nei giorni dello sbarco sulla luna. Qui ritroviamo un crepuscolare Indiana Jones, dimesso, solo e malinconico, al suo ultimo giorno di lavoro come docente in un college di New York: è probabilmente la parte migliore del film, perché subito dopo parte una baraonda di fughe, inseguimenti, scontri e scazzottate, in un crescendo parossistico senza freni. Tutto il film dà la sensazione di essere costruito a tavolino dosando gli ingredienti migliori della saga ma con molta meno ironia e misura.
Per i nostalgici dei primi capitoli ci sono i nazisti cattivi, l’amico egiziano Sallah, la fobia dei serpenti, la sua vecchia fiamma Marion, l’immancabile frusta e cappello, il ragazzetto scaltro, la giovane compagna d’avventura, i cunicoli pieni d’insetti… insomma non manca niente a parte un po’ di cuore.
Poco sfruttata la presenza della (altrove) brillante Phoebe Waller-Bridge (attrice comica e abile sceneggiatrice) che ha poche occasioni di mostrare il suo talento, piatto e scontato anche il villain interpretato da un attore di un certo valore come Mads Mikkelsen.
Nonostante il profluvio di mezzi a disposizione, un cast notevole e sequenze adrenaliniche dal montaggio forsennato, il film non ha neanche lontanamente il brio dei precedenti (e parlo dei primi tre, perché il quarto è uno dei peggiori film di Spielberg di sempre). Purtroppo non basta la nostalgia per renderlo un’opera pienamente riuscita.

Indiana Jones e il Quadrante del Destino (Indiana Jones and the Dial of Destiny, USA 2023)
Un film di James Mangold.
Con Harrison Ford, Phoebe Waller-Bridge, Antonio Banderas, John Rhys-Davies, Toby Jones, Boyd Holbrook, Ethann Isidore, Mads Mikkelsen, Thomas Kretschmann, Shaunette Renée Wilson, Olivier Richters, Mark Killeen
Durata 142 min.  

martedì 25 aprile 2023

Moretti e il radioso passato dell'avvenire



Giovanni, un regista che sembra Nanni Moretti ed è interpretato da Nanni Moretti, sta girando un film (che farebbe Nanni Moretti) incentrato sulla crisi di coscienza di un redattore dell’Unità durante i fatti d’Ungheria del 1956.  Come nelle migliori opere del genere "film nel film", le riprese si alternano alle vicende personali del regista, tra crisi di coppia, dubbi creativi, produttori che vengono arrestati e attrici troppo creative.
Il sol dell’avvenire, tra i film di Moretti uno dei più profondi, densi ma “leggeri” da parecchi anni a questa parte, è un formidabile condensato delle sue idiosincrasie, manie e ossessioni, cucinato con grande autoironia e condito dal suo inconfondibile umorismo. È un ritorno del Moretti migliore, aggiornato ai tristi tempi di oggi, che non perde un colpo nel mettere alla berlina un bel po’ di cattive abitudini, mode, atteggiamenti, linguaggi dell’Italia contemporanea, senza sembrare mai un vecchio acido e brontolone.
Esilaranti le sequenze in cui blocca le riprese di una scena ultra violenta di un giovane regista, de-costruendola con un crescendo grottesco di esperti per dimostrarne l’inutilità etica ed artistica e l’incontro con la “commissione” di Netflix e il suo linguaggio così sterilmente tecnico da divenire comico.
Il Moretti attore si lamenta di fare film ogni cinque anni, auspicando di essere più prolifico in futuro. Ma il Moretti regista ci propone tre film in uno, mescolando generi (da quello storico-politico a quello drammatico-esistenziale, dalla commedia al musical, un suo pallino fin dai tempi di Aprile), con una leggerezza e una verve inaspettate. Ci lascia poi con un finale ucronico e una liberatoria sfilata dal sapore felliniano, con il cast del film al completo, accompagnato da una nutrita rappresentanza di attori comparsi nelle sue pellicole da Ecce Bombo in poi. 

Il sol dell’avvenire (Italia, 2023)
Un film di Nanni Moretti.
Con Nanni Moretti, Margherita Buy, Silvio Orlando, Barbora Bobulova, Flavio Furno, Mathieu Amalric, Zsolt Anger, Jerzy Stuhr, Teco Celio, Valentina Romani, Elena Lietti, Blu Yoshimi, Benjamin Stender, Beniamino Marcone, Francesco Brandi, Enrico Cerretti, Francesco Rossini, Rosario Lisma, Laura Nardi.
Durata 95 min. 

lunedì 9 gennaio 2023

Due vite in montagna



Tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Cognetti, il film narra la storia dell’amicizia tra il montanaro Bruno e il cittadino Piero, dall’infanzia all’età adulta. È un’incontro di mondi diversi che fa i conti con le differenze culturali e di classe ma cresce e sopravvive nonostante tutto. Diviso in tre atti (l’infanzia spensierata, la dura e cruda età adulta e la crisi che sembra incrinare questa lunga amicizia virile), il film si prende i suoi tempi per narrare le varie fasi della vita dei protagonisti. I due registi danno spazio alla splendida natura delle Alpi nelle varie stagioni, pur scegliendo un formato vintage come il 4:3, che penalizza i bei panorami, forse per stare meglio addosso ai due protagonisti e al loro rapporto speciale. Anche l’algida e scura fotografia di Ruben Impens e la scabra colonna sonora (piuttosto nordica) del cantautore svedese Daniel Norgren non ne fanno un film “cartolina”, ma qualcosa di simile ad un documentario.
Alessandro Borghi nei panni di Bruno cerca di rendere credibile il suo personaggio anche con un lavoro su cadenza e accento, mentre Luca Marinelli (Piero), come al solito, fa Luca Marinelli.
Un film bello, ma forse un po’ freddo e troppo lungo.

Le otto montagne (The Eight Mountains, Italia, Francia, Belgio, 2022)
di  Felix Van Groeningen, Charlotte Vandermeersch
Con Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Filippo Timi, Elena Lietti, Gualtiero Burzi.
Durata: 147 minuti.

giovedì 5 gennaio 2023

Ritratto del regista da giovane



In The Fabelmans Spielberg racconta i suoi anni giovanili e come è nata la sua passione per il cinema, dall’imprinting con il film Il più grande spettacolo del mondo all’incontro con John Ford, mentre sullo sfondo il matrimonio tra i suoi genitori va in pezzi. Il padre ingegnere, pragmatico e razionale, inizialmente considera la passione del figlio niente più che un hobby, mentre la madre, che ha abbandonato la sua carriera da pianista classica per la famiglia, lo incoraggia. 

Ogni momento di questa storia familiare, e molto intima, è un pretesto per una straordinaria lezione di cinema. Spielberg non perde occasione per mostrare come l’arte (e il cinema in questo caso) possano manipolare le emozioni delle persone e influire sulla vita di tutti. Un banale filmino delle vacanze di famiglia può rivelare (se opportunamente confezionato) la proibita passione segreta della madre per l’amico e collega del padre e rendere palese alla protagonista stessa sentimenti che non vuole riconoscere. Un reportage della gita di fine anno scolastico invece può servire a regolare i conti con i bulli di turno.

A parte qualche lungaggine, The Fabelmans è un'opera sincera, coinvolgente e sostenuta da un cast azzeccato. Come spesso in Spielberg, il film si presta a molteplici livelli di lettura: storia famigliare, racconto di formazione, saggio teorico sull’arte del cinema, manuale di regia ed enciclopedia di tutti i più classici topoi dell’autore. Nessuno resterà deluso. Imperdibile il cameo finale di David Lynch, nel ruolo del burbero John Ford, e la sua l’essenziale ma istruttiva lezione di cinema.


The Fabelmans (USA 2022)

Un film di Steven Spielberg. 

Con Michelle Williams, Paul Dano, Seth Rogen, Gabriel LaBelle, Judd Hirsch, David Lynch.

Durata 151 min. 

giovedì 25 agosto 2022

Diamoci un taglio



In un tempo e in un luogo non precisati gli uomini stanno mutando i loro corpi. Artisti praticano performance estreme di body art e il governo ha un'agenzia che controlla che i corpi non si evolvano in direzioni pericolose per la specie.
Crime of the future è Cronenberg allo stato puro, un Bignami di tutte le sue ossessioni: corpi mutanti, chirurgia, bisturi e sesso, macchine organiche e nuovi organi, "nuova carne" e aperture addominali.
Cronenberg sembra intento ad arricchire di esempi la parola “disturbante” con questo concentrato di situazioni sgradevoli, ambienti malati, personaggi da incubo metafisico. La scenografia è scarna, i personaggi si muovono in un mondo sporco, cadente, in rovina. I sofisticati strumenti chirurgici sembrano animali arcaici usciti da un incubo di H.R. Giger. La trama è più che altro un pretesto per portarci in questo mondo in decomposizione e per svariate dissertazioni filosofiche su arte, sesso, evoluzione e malattia.
Il film è sempre in bilico tra il capolavoro e il grottesco testamento di un artista che ha esaurito i suoi argomenti. Controverso.

Crimes of the Future (Francia, Grecia, Canada, Regno Unito, 2022)
Un film di David Cronenberg.
Con Viggo Mortensen, Léa Seydoux, Kristen Stewart, Scott Speedman
Durata 107 min.

martedì 28 giugno 2022

Il Re è tornato



Il fiammeggiante stile di Baz Luhrmann è meno esagerato del solito e più al servizio della storia in questo rutilante biopic su Elvis Presley. Il film si concentra sul suo rapporto con il famigerato padre padrone colonnello Parks, interpretato  – con la stazza e il diabolico piglio di un “infernale” Orson Welles  – da un irriconoscibile Tom Hanks, qui narratore inaffidabile della vita di Elvis.
Il re del rock è impersonato con stupefacente animalesca aderenza da Austin Butler, che ci restituisce un ritratto di Elvis che è qualcosa di più del solito santino o della trita macchietta. Qui Elvis è un ragazzo un po’ sempliciotto ma non stupido, che a volte fa tenerezza nella sua scarsa consapevolezza di sé, profondamente umano nei suoi difetti ma con un talento immenso quando sale su un palco. Lo vediamo crescere, lo vediamo maturare, lo vediamo combattere per i suoi sogni e tentare di sfuggire dalla gabbia dorata in cui il terrificante colonnello lo ha rinchiuso.
Il film disegna una parabola musicale e umana di un giovane bianco “posseduto” dalla musica nera in un'America razzista, bigotta e violenta, con una strepitosa cavalcata dal blues al rock’n’roll, rivista e remixata con gusto contemporaneo grazie ad un superlativo lavoro di sound design e di produzione musicale (curata dal giovane produttore di Nashville Dave Cobb). Alcuni classici sono stati reinterpretati dallo stesso Austin Butler, mentre altre canzoni, come accade spesso nei film di Luhrmann, sono state affidate ad uno stuolo variegato di artisti (citiamo tra i tanti Eminem, Måneskin, Tame Impala, Kacey Musgraves, Stevie Nicks, CeeLo Green, Chris Isaak). Da non perdere.

Elvis (USA 2022)
Un film di Baz Luhrmann. 
Con Austin Butler, Tom Hanks, Helen Thomson, Richard Roxburgh, Olivia DeJonge, Luke Bracey, Natasha Bassett, David Wenham, Kelvin Harrison Jr., Dacre Montgomery, Xavier Samuel, Kate Mulvany, Josh McConville, Leon Ford, Gary Clark Jr. 
Durata 159 min. 

sabato 25 dicembre 2021

La casa di cuoio


Il 27 marzo 1995 Maurizio Gucci viene assassinato da un sicario assoldato dalla sua ex-moglie Patrizia Reggiani. Come si è giunti a questo? Il film ci accompagna, seguendo proprio il personaggio di Patrizia, nel mondo della celebre famiglia fiorentina, pieno di dissapori, rancori, beghe legali e scandali, appena nascosti sotto la patina della ricchezza e della fama.
Ridley Scott sceglie i toni forti, per delineare i protagonisti di una tragedia familiare degna di Shakespeare, al limite del grottesco, servito da un cast  monumentale che riesce a giocare con grande abilità sulla caratterizzazione dei personaggi. Si va dal gigionesco Al Pacino all’irriconoscibile Jared Leto sempre sopra le righe, dal teatrale Jeremy Irons alla travolgente performance di Lady Gaga, brava nel dar corpo ad una donna ambiziosa e manipolatrice, vittima delle sue stesse macchinazioni, una outsider in un mondo maschilista e classista.
La scelta di una colonna sonora operistica sottolinea questa narrazione un po’ esagerata, che restituisce un feroce ritratto di un certo mondo privilegiato e conferma un vecchio adagio: il denaro non dà la felicità. Lo scopre a care spese Patrizia, ammaliata dalle scintillanti boutique di Gucci e dal sogno di ricchezza e potere che rappresentano, finendone tragicamente accecata.
A parte alcune lungaggini e il curioso accento degli attori nella versione originale (ma tanto in sala lo vediamo doppiato) il film non è male e vale la visione, se non altro per l’ottima interpretazione di Lady Germanotta.

House of Gucci (USA, 2021)
Un film di Ridley Scott.
Con Lady GaGa, Adam Driver, Jared Leto, Jeremy Irons, Al Pacino, Camille Cottin, Youssef Kerkour, Jack Huston, Salma Hayek, Alexia Murray, Vincent Riotta, Gaetano Bruno.
Durata 158 min.