C’è tutto quello che ci si può aspettare da un film del genere, senza grandi sorprese. Gli inizi nel gruppo di famiglia, il terrificante padre padrone, il riconoscimento di un talento smisurato (come cantante e ballerino), i primi successi, fino all’emancipazione nell’età adulta e la creazione minuziosa e scientemente ricercata dell’album perfetto.
Ci sono le sue insicurezze di ragazzo succube di un padre violento, la sindrome di Peter Pan, la solitudine di una star troppo giovane e tutte le sue note stravaganze (la fissa per gli animali esotici e per i giocattoli). Nessun accenno esplicito invece alle sue inclinazioni pedofile: sì, passa molto tempo con i bambini malati negli ospedali, ma tutto è ammantato di spirito filantropico e caritatevole. Del resto il film è prodotto da mezza famiglia Jackson, cosa ti vuoi aspettare?
La confezione è sontuosa, i due giovani attori esordienti che lo interpretano (uno è pure il nipote di Michael), sono bravissimi nella riproposizione delle performance, ricostruite con cura e altamente coinvolgenti come la sequenza con la prima esecuzione del moonwalk davanti ad un pubblico in delirio durante uno special TV.
Un film godibile, soprattutto per i fan, un po’ troppo accomodante sulla parte più controversa della biografia dell’artista. Ci sarà forse un secondo capitolo, dove sarà difficile evitare gli aspetti meno edificanti della vita della più grande star del pop mondiale.
Michael (USA, 2026)
Un film di Antoine Fuqua.
Con Jaafar Jackson, Nia Long, Laura Harrier, Juliano Valdi, Miles Teller, Colman Domingo,
Durata 127 min.
