Un guasto al carrello costringe un aereo a girare in tondo sui cieli della Castiglia in attesa di una pista libera per un atterraggio d'emergenza. A bordo s'intrecciano le vicende di vari stravaganti passeggeri e dei ancor più eccentrici membri dell'equipaggio.
Versione spagnola de L'aereo più pazzo del mondo? Magari! Gli amanti passeggeri è un'esile commedia che segna un altro punto nella parabola creativa sempre più discendente di Almodóvar. Personaggi bizzarri con lo spessore della carta velina, dialoghi finto-trasgressivi, caricature gay e trama praticamente inesistente. Il momento clou del film è il balletto gayo degli steward su una vecchia hit delle Pointer Sisters: ecco, immaginatevi il resto. Per tutto il film si ha la sensazione che il regista sia uno sciagurato che tenti disperatamente di imitare Almodóvar, farcendo la pellicola con alcuni degli elementi stilistici (colori pop, momento musical) e tematici (sesso strano, gaytudine) più cari al regista, ma messi alla cazzo di cane (scusate il tecnicismo). Lo sconclusionato e debolissimo La pelle che abito aveva almeno dei pregi visivi, mentre qui la messa in scena risulta ben più povera, se si escludono i colori squillanti e qualche inquadratura sghemba. E il pre-finale con gli spazi aeroportuali metafisicamente deserti, mentre il velivolo (fuori campo) tenta un atterraggio di fortuna, sembra più dettato da un risparmio produttivo che da una scelta artistica. Imbarazzante.
Los amantes pasajeros (Spagna, 2013)
Un film di Pedro Almodóvar.
Con Antonio de la Torre, Hugo Silva, Miguel Angel Silvestre, Laya Martí, Javier Cámara.
Durata 90 min.
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sabato 23 marzo 2013
domenica 25 settembre 2011
Lavori in pelle

Un chirurgo estetico (Robert Ledgard / Antonio Banderas) molto inventivo si vendica in modo originale di chi ha causato la morte della figlia.
Chi ha trovato il film precedente un esercizio di stile un po' sterile, apprezzerà ancor meno quest'ultima pellicola di Almodóvar.
È difficile dar torto a questi critici, perché in La pelle che abito il gioco estetico è ancor più evidente e fine a se stesso. La storia spesso sembra rieccheggiare quei simpatici film con Vincent Price nel ruolo del folle dottore vendicativo, ma i risvolti della trama – un passo oltre il grottesco – non aiutano ad appassionarsi alle vicende di personaggi sempre al limite della credibilità. E alla fine ci si chiede qual è il succo di quest'opera, piena di riferimenti all'arte visiva (dichiarato l'omaggio alle opere di Louise Bourgeois con l'esplicito parallelo tra le sue sculture e la creazione di un corpo nuovo), al mito di Frankenstein, al cinema almodovariano del passato, visivamente curata e stimolante, ma decisamente fredda e costruita a tavolino con precisione… chirurgica. La mutazione del personaggio centrale – carnefice involontario e vittima della follia del dottore Ledgard –, forse l'unico tema di un certo interesse nel film, è irrisolta, lacunosa, per non parlare del finale piuttosto frettoloso e discutibile. Un film bello da vedere ma poco emozionante.
La piel que habito (Spagna, 2011)
Un film di Pedro Almodóvar.
Con Antonio Banderas, Elena Anaya, Marisa Paredes, Jan Cornet, Roberto Álamo
Durata 120 min.
domenica 15 novembre 2009
Il senso di Pedro per il cinema

Almodóvar o il piacere di fare cinema. Di cosa parla "Gli abbracci spezzati"? A prima vista sembra un melodramma pieno di personaggi reticenti, doppie identità, tradimenti, segreti e amori tormentati: un regista cieco, un finanziere ricco e potente, una donna contesa sono il nucleo di un film pieno di false piste e (apparenti) divagazioni narrative. Ma alla fine si comprende che sono solo pretesti per fare del cinema. Infatti appare chiaro che tutta la trama ruota attorno all'ultimo film girato dal regista Mateo Blanco, prima dell'incidente che lo renderà cieco. E' una commedia con protagonista Lena (una folgorante Penelope Cruz), donna di Ernesto Martel (il possessivo finanziere produttore del film) e amante del regista. Tutti i misteri che scopriamo un po' alla volta riguardano queste riprese sino al tragico epilogo. Perché Lena muore due volte, prima nell'incidente stradale che rende cieco il regista, e poi come attrice nel film, massacrato al montaggio da Martel, folle di gelosia.
Ma finire un film sembra la cosa più importante. Lena arriva quasi al martirio pur di terminare le riprese. Judit, la direttrice di produzione che tradisce il regista permettendo lo scempio della pellicola, vivrà per il resto della sua vita questa colpa peggio di un delitto. Perché il film è più importante della vita stessa. E come dice Mateo Blanco nell'ultima battuta: "Un film va sempre finito, magari alla cieca"
Meno stravagante del solito, o meglio, più maturo, Almodóvar firma un film personalissimo, con attori perfetti, una messa in scena come sempre molto curata e mai scontata (occhio ai quadri sparsi nel film), e una serie di sequenze memorabili (splendida quella di apertura e da manuale quella in cui ci mostra come nasce il soggetto per un film sui vampiri!). Un atto d'amore verso l'arte di narrare con le immagini.
Los Abrazos Rotos (Spagna, 2009)
Un film di Pedro Almodóvar.
Con Penelope Cruz, Lluís Homar, Blanca Portillo, José Luis Gómez, Rubén Ochandiano
Durata 129 min.
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