Le avventure di un direttore d'albergo d'altri tempi in una fantasiosa località alpina di villeggiatura dell'Europa centrale, raccontate dal suo erede: questa in estrema sintesi la trama delle esuberanti vicende narrate in Grand Budapest Hotel.
Vertiginosa messa in abisso di trama e inquadrature nel film più barocco e geometrico dell'anno: storie incorniciate dentro storie, come quadri di inestimabile valore che sono puro macguffin per dare il via ad un'avventurosa scorribanda tra generi cinematografici all'interno di un passato idealizzato, stilizzato come in un film europeo degli anni Trenta. L'omaggio è talmente scoperto che le vicende ambientate nel passato hanno il tipico formato 4:3 dell'epoca, mentre lo squallido presente da triste repubblica socialista anni Sessanta è a tutto schermo.
La rigorosa messa in scena e i movimenti di macchina precisi come un orologio svizzero (tipici di Anderson) potrebbero dare al film un aspetto un po' freddo, ma la pellicola è riscaldata dall'ottima alchimia degli interpreti, a partire dai protagonisti (l'ottimo Ralph Fiennes e il bravo e faccioso Tony Revolori). La leggerezza da commedia, che omaggia maestri come Lubitsch e Wilder (ma anche le comiche del muto), non fa del film un esile – per quanto godibile – esercizio di stile, ma serve a veicolare senza dare troppo dell'occhio temi più pesanti come l'accoglienza del diverso e una certa insofferenza per guerre e divise. Ovviamente Grand Budapest Hotel è anche un monumento alla poesia e all'arte di narrare, come si evince già dalla prima inquadratura con la statua all'Autore.
Non sono tra i più grandi estimatori di Anderson, ma ho apprezzato questa sua ultima opera per il perfetto equilibrio tra lo stile visivo (assolutamente strepitoso), l'ottima sceneggiatura e un cast (stellare) in grande spolvero. Diventerà probabilmente uno dei suoi film più popolari.
Grand Budapest Hotel (lThe Grand Budapest Hotel, USA 2014)
Un film di Wes Anderson.
Con Ralph Fiennes, F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe, Jeff Goldblum, Harvey Keitel, Jude Law, Bill Murray, Edward Norton, Saoirse Ronan, Jason Schwartzman, Léa Seydoux, Tilda Swinton, Tom Wilkinson, Owen Wilson, Tony Revolori.
Durata 100 min.
venerdì 9 maggio 2014
martedì 15 aprile 2014
Al mio segnale scatenate il diluvio
Sì, Noah (per gli amici Noè) è proprio lui, quello dell'arca, anche se la storia io me la ricordavo un po' diversa. Noah è un curioso kolossal biblico in salsa contemporanea, con una leggera spruzzata autoriale. Del resto il regista è l'eccentrico Aronofsky, che ne fa un fumettone barocco pieno zeppo di violenza epica ed effettoni speciali che neanche ne Il signore degli anelli 1, 2 e 3.
La vicenda è ambientata in un mondo barbaro e morente (reso bene dalle appropriate location islandesi) causa la malvagità sparsa dalla stirpe di Caino sulla Terra (nel film semplicemente "Uomini"), a cui il Creatore decide di mettere fine con una soluzione drastica e definitiva (nota come il "Diluvio"). Ma gli innocenti vanno salvati e dunque ecco il nostro eroe costruire una gigantesca arca – dal design di un brutto container – per imbarcare le coppie di tutti gli animali del creato. L'impresa causa qualche frizione con il re degli uomini, deciso a salire a bordo a tutti i costi. Segue bagno di sangue, visto che Noè è aiutato nell'impresa dai Vigilanti, angeli caduti trasformatisi in giganti rocciosi (questi sì dal bel character design, devo ammettere). L'autore si prende qualche libertà, soprattutto con i personaggi femminili (alcuni inventati di sana pianta), che hanno un peso ben maggiore che nel Testo originale (c'è una certa misoginia diffusa nell'Antico Testamento, da Eva in giù) e nel tratteggiare un Noè piuttosto inquietante, incarnato da un Russel Crowe in modalità psicopatico.
Il film mantiene le promesse, alternando scene intime sui tormenti di una fede cieca in un Dio vendicativo, a grandiosi momenti d'azione, pittoriche ed evocative inquadrature a time lapse estremi e vertiginosi. Tra capolavoro e kitsch d'autore.
Noah (USA 2014)
Un film di Darren Aronofsky.
Con Russell Crowe, Jennifer Connelly, Ray Winstone, Emma Watson, Anthony Hopkins.
Durata 138 min.
La vicenda è ambientata in un mondo barbaro e morente (reso bene dalle appropriate location islandesi) causa la malvagità sparsa dalla stirpe di Caino sulla Terra (nel film semplicemente "Uomini"), a cui il Creatore decide di mettere fine con una soluzione drastica e definitiva (nota come il "Diluvio"). Ma gli innocenti vanno salvati e dunque ecco il nostro eroe costruire una gigantesca arca – dal design di un brutto container – per imbarcare le coppie di tutti gli animali del creato. L'impresa causa qualche frizione con il re degli uomini, deciso a salire a bordo a tutti i costi. Segue bagno di sangue, visto che Noè è aiutato nell'impresa dai Vigilanti, angeli caduti trasformatisi in giganti rocciosi (questi sì dal bel character design, devo ammettere). L'autore si prende qualche libertà, soprattutto con i personaggi femminili (alcuni inventati di sana pianta), che hanno un peso ben maggiore che nel Testo originale (c'è una certa misoginia diffusa nell'Antico Testamento, da Eva in giù) e nel tratteggiare un Noè piuttosto inquietante, incarnato da un Russel Crowe in modalità psicopatico.
Il film mantiene le promesse, alternando scene intime sui tormenti di una fede cieca in un Dio vendicativo, a grandiosi momenti d'azione, pittoriche ed evocative inquadrature a time lapse estremi e vertiginosi. Tra capolavoro e kitsch d'autore.
Noah (USA 2014)
Un film di Darren Aronofsky.
Con Russell Crowe, Jennifer Connelly, Ray Winstone, Emma Watson, Anthony Hopkins.
Durata 138 min.
domenica 30 marzo 2014
Qualcosa di sinistro
Breve e utile documentario che racconta in modo efficace le traversie italiane della politica nel 2013 dal punto di vista di una coppia che vota a sinistra. What is left? rappresenta un nuovo arguto reportage sulle vicende italiane (dopo "Improvvisamente l'inverno scorso" e Italy: Love It, or Leave It) firmato da Luca Ragazzi & Gustav Hofer. Anche in questo film i due usano l'espediente di raccontare se stessi per allargare poi il campo alla società e alla politica. L'indagine viene svolta con la consueta intelligenza e grazia, senza l'aggressività di certi reporter televisivi ed evitando prese di posizione precostituite. Con un notevole coraggio – e un grande sense of humour – l'argomento affrontato è l'identità della sinistra ai giorni nostri, un tema da far tremare i polsi, soprattutto dopo le recenti vicende politiche italiane ai confini della realtà (e della democrazia).
Dentro What is left? c'è un anno vissuto pericolosamente, tra primarie del PD, tsunami grillini, rielezioni di presidenti ottuagenari, governi con coalizioni imprevedibili. Il tutto è inframmezzato da improbabili quiz televisivi ed esilaranti discussioni politiche tra Luca e Gustav (imperdibile la lettura del programma di Fabrizio Barca, perfetta la frecciata al M5S e la sua retorica dei cittadini: "Ce li ho nel palazzo, i cittadini, e non sono riusciti a cambiare il citofono in cinque anni.")
What is left? è un oggetto strano, in bilico tra fiction e realtà, che vuol essere un resoconto a futura memoria di questo ultimo anno, le cui vicende politiche sono già sottoposte a distorsioni e amnesie, come ricordato da Ragazzi, durante la presentazione del film a Trieste. E fa impressione vedere tutte in fila le cronache del 2013, così improbabili e già stranamente lontane.
L'impegnativa domanda del titolo (bellissimo doppio senso in inglese) non ha risposta, almeno in una delle sue accezioni, mentre è ben chiaro che molto della sinistra (storia, ideali, voti) è stato lasciato per strada in questo ultimo anno.
What is left? (Italia 2013)
Un film di Gustav Hofer, Luca Ragazzi.
Con Gustav Hofer, Luca Ragazzi, Lucia Mascino, Fabrizio Barca, Celeste Costantino, Alessandro Di Battista, Dario Franceschini
Durata 74 min.
Dentro What is left? c'è un anno vissuto pericolosamente, tra primarie del PD, tsunami grillini, rielezioni di presidenti ottuagenari, governi con coalizioni imprevedibili. Il tutto è inframmezzato da improbabili quiz televisivi ed esilaranti discussioni politiche tra Luca e Gustav (imperdibile la lettura del programma di Fabrizio Barca, perfetta la frecciata al M5S e la sua retorica dei cittadini: "Ce li ho nel palazzo, i cittadini, e non sono riusciti a cambiare il citofono in cinque anni.")
What is left? è un oggetto strano, in bilico tra fiction e realtà, che vuol essere un resoconto a futura memoria di questo ultimo anno, le cui vicende politiche sono già sottoposte a distorsioni e amnesie, come ricordato da Ragazzi, durante la presentazione del film a Trieste. E fa impressione vedere tutte in fila le cronache del 2013, così improbabili e già stranamente lontane.
L'impegnativa domanda del titolo (bellissimo doppio senso in inglese) non ha risposta, almeno in una delle sue accezioni, mentre è ben chiaro che molto della sinistra (storia, ideali, voti) è stato lasciato per strada in questo ultimo anno.
What is left? (Italia 2013)
Un film di Gustav Hofer, Luca Ragazzi.
Con Gustav Hofer, Luca Ragazzi, Lucia Mascino, Fabrizio Barca, Celeste Costantino, Alessandro Di Battista, Dario Franceschini
Durata 74 min.
lunedì 24 marzo 2014
Stasera mi butto
Londra, notte di San Silvestro. Quattro aspiranti suicidi si ritrovano casualmente in cima ad un grattacielo della city con l'intenzione di farla finita, ma questo incontro salverà (e cambierà) le loro vite.
L'incipit del film (e del libro di Hornby da cui è tratto) è la sua parte migliore. L'idea di riunire quattro perfetti sconosciuti, molto diversi tra loro, e trasformarli in un bizzarro gruppo di auto-aiuto è lo spunto più originale di Non buttiamoci giù. La narrazione a più voci del romanzo viene mantenuta, ma nel film alla fine si perde, forse a causa di una sceneggiatura un po' distratta e piena di buchi. Il cast del quartetto è buono anche se un po' scontato: Pierce Brosnan è l'uomo di successo che ha perso tutto per uno scandalo sessuale, Toni Collette è la dimessa casalinga con un figlio immobilizzato a letto, Aaron Paul il rocker fallito che consegna pizze, Imogen Poots la giovane figlia ribelle di un noto politico. Dopo un inizio promettente, con accenni di humour nero, la pellicola si smonta, proseguendo in maniera confusa – indecisa tra dramma e commedia – verso un debole finale con tanto di sbiadito happy end.
Anche se questo non è uno dei migliori romanzi di Hornby, la messa in scena senza guizzi di Chaumeil (che proviene dalla factory di Besson) rende il tutto ancora più monocorde. A volte da un libro mediocre si può ricavare un buon film. Non è questo il caso. Quasi obbligatorio recuperare Alta fedeltà e About a boy, gli addattamenti più riusciti da Hornby, per rifarsi un po' la bocca.
Non buttiamoci giù (A Long Way Down, Gran Bretagna 2013)
Un film di Pascal Chaumeil.
Con Pierce Brosnan, Toni Collette, Aaron Paul, Imogen Poots, Rosamund Pike.
Durata 96 min.
L'incipit del film (e del libro di Hornby da cui è tratto) è la sua parte migliore. L'idea di riunire quattro perfetti sconosciuti, molto diversi tra loro, e trasformarli in un bizzarro gruppo di auto-aiuto è lo spunto più originale di Non buttiamoci giù. La narrazione a più voci del romanzo viene mantenuta, ma nel film alla fine si perde, forse a causa di una sceneggiatura un po' distratta e piena di buchi. Il cast del quartetto è buono anche se un po' scontato: Pierce Brosnan è l'uomo di successo che ha perso tutto per uno scandalo sessuale, Toni Collette è la dimessa casalinga con un figlio immobilizzato a letto, Aaron Paul il rocker fallito che consegna pizze, Imogen Poots la giovane figlia ribelle di un noto politico. Dopo un inizio promettente, con accenni di humour nero, la pellicola si smonta, proseguendo in maniera confusa – indecisa tra dramma e commedia – verso un debole finale con tanto di sbiadito happy end.
Anche se questo non è uno dei migliori romanzi di Hornby, la messa in scena senza guizzi di Chaumeil (che proviene dalla factory di Besson) rende il tutto ancora più monocorde. A volte da un libro mediocre si può ricavare un buon film. Non è questo il caso. Quasi obbligatorio recuperare Alta fedeltà e About a boy, gli addattamenti più riusciti da Hornby, per rifarsi un po' la bocca.
Non buttiamoci giù (A Long Way Down, Gran Bretagna 2013)
Un film di Pascal Chaumeil.
Con Pierce Brosnan, Toni Collette, Aaron Paul, Imogen Poots, Rosamund Pike.
Durata 96 min.
venerdì 14 marzo 2014
Finchè c'è la salute
Romain Faubert è un ipocondriaco incurabile, incubo del suo medico, che, per liberarsi di lui, decide di aiutarlo a trovarsi una donna, nella speranza che superi le sue manie. Dalla padella alla brace.
Torna la rodata coppia di Giù al nord, con una commedia senza tante pretese, ma ben scritta e genuinamente divertente.
L'ipocondria funziona da sempre, da Molière a Verdone, e perciò Dany Boon va sul sicuro, mettendoci la sua buffa faccia di gomma e infilando una serie di gag fisiche piuttosto riuscite (si veda la chapliniana scena del metrò). Ci aggiunge poi uno scambio di persona, un'improbabile love story, un soggiorno in disgustose prigioni balcaniche e il gioco è fatto.
Kad Mérad, dottore sull'orlo di una crisi di nervi, è la sua perfetta spalla comica mentre il fresco volto di Alice Pol (nel ruolo della donna di cui Romain s'innamora) dona alla pellicola quel pizzico di rosa che non guasta.
Un film frizzante come l'aria di Parigi in primavera, onesto, mai volgare e – cosa rara – che fa ridere sul serio.
Supercondriaco - Ridere fa bene alla salute (Supercondriaque, Francia 2014)
Un film di Dany Boon.
Con Dany Boon, Kad Mérad, Alice Pol, Jean-Yves Berteloot, Judith El Zein.
Durata 109 min.
Torna la rodata coppia di Giù al nord, con una commedia senza tante pretese, ma ben scritta e genuinamente divertente.
L'ipocondria funziona da sempre, da Molière a Verdone, e perciò Dany Boon va sul sicuro, mettendoci la sua buffa faccia di gomma e infilando una serie di gag fisiche piuttosto riuscite (si veda la chapliniana scena del metrò). Ci aggiunge poi uno scambio di persona, un'improbabile love story, un soggiorno in disgustose prigioni balcaniche e il gioco è fatto.
Kad Mérad, dottore sull'orlo di una crisi di nervi, è la sua perfetta spalla comica mentre il fresco volto di Alice Pol (nel ruolo della donna di cui Romain s'innamora) dona alla pellicola quel pizzico di rosa che non guasta.
Un film frizzante come l'aria di Parigi in primavera, onesto, mai volgare e – cosa rara – che fa ridere sul serio.
Supercondriaco - Ridere fa bene alla salute (Supercondriaque, Francia 2014)
Un film di Dany Boon.
Con Dany Boon, Kad Mérad, Alice Pol, Jean-Yves Berteloot, Judith El Zein.
Durata 109 min.
venerdì 7 marzo 2014
La bella e la bestia
Lei è un'intraprendente e bella barista, lui un meccanico macho e burino. Si detestano, dunque si amano. Una decina di anni dopo eccoli sposati con due figli, ma la tragedia incombe…
Dopo il pretenzioso Magnifica presenza, Ozpetek torna con un film più intimo, una storia d'amore basata su due immortali luoghi comuni: chi disprezza compra e gli opposti si attraggono. Partendo da questo spunto banale, il regista mette in scena un (foto)romanzo sentimentale su due personaggi apparentemente inconciliabili, ma che – contro ogni logica e razionalità – si amano. Il film sta quasi tutto sulle spalle della brava Kasia Smutniak, accarezzata e coccolata dalla macchina da presa come poche volte prima. Attorno a lei il consueto circo ozpetekiano di gay, zie matte (la solita Elena Sofia Ricci) e simpatici personaggi un po' da macchietta (la parrucchiera napoletana). Immancabile poi la presenza nel film di: 1) una canzone turca (in una bella scena di erotismo interrotto), 2) un furbo recupero del vintage italiano (questa volta un Rino Gaetano che interpreta Cocciante sui titoli di coda), 3) un casting spericolato (l'ex-tronista Francesco Arca come co-protagonista), 4) una sequenza onirica, che preannuncia un raffinato avvitamento temporale prima del finale e (SPOILER ALERT) potrebbe anche suggerire una dipartita prematura della protagonista. Ma il regista, indeciso tra dramma e commedia, resta sul vago e lascia agli spettatori trarre le conclusioni che preferiscono. (FINE SPOILER ALERT)
Allacciate le cinture, pur girato con la solita cura e ravvivato da più di una bella scena, risulta alla fine un esile mix di cose care al regista (e al suo pubblico), un'equilibrata miscela di lacrime e risate, meno caciarona di Mine Vaganti e più leggera (e certamente meno coraggiosa) di certi suoi film più cupi. Potrà piacere dunque al suo pubblico meno esigente, ma non aggiunge niente di nuovo al suo percorso artistico. Comunque a mia moglie (fan sfegatata del regista turco) è piaciuto, ma l'ha trovato un po' triste. Le signore sono avvisate.
Allacciate le cinture (Italia, 2013)
Un film di Ferzan Ozpetek.
Con Kasia Smutniak, Francesco Arca, Filippo Scicchitano, Francesco Scianna, Carolina Crescentini, Elena Sofia Ricci, Carla Signoris, Paola Minaccioni, Giulia Michelini, Luisa Ranieri.
Durata: 110 min.
Dopo il pretenzioso Magnifica presenza, Ozpetek torna con un film più intimo, una storia d'amore basata su due immortali luoghi comuni: chi disprezza compra e gli opposti si attraggono. Partendo da questo spunto banale, il regista mette in scena un (foto)romanzo sentimentale su due personaggi apparentemente inconciliabili, ma che – contro ogni logica e razionalità – si amano. Il film sta quasi tutto sulle spalle della brava Kasia Smutniak, accarezzata e coccolata dalla macchina da presa come poche volte prima. Attorno a lei il consueto circo ozpetekiano di gay, zie matte (la solita Elena Sofia Ricci) e simpatici personaggi un po' da macchietta (la parrucchiera napoletana). Immancabile poi la presenza nel film di: 1) una canzone turca (in una bella scena di erotismo interrotto), 2) un furbo recupero del vintage italiano (questa volta un Rino Gaetano che interpreta Cocciante sui titoli di coda), 3) un casting spericolato (l'ex-tronista Francesco Arca come co-protagonista), 4) una sequenza onirica, che preannuncia un raffinato avvitamento temporale prima del finale e (SPOILER ALERT) potrebbe anche suggerire una dipartita prematura della protagonista. Ma il regista, indeciso tra dramma e commedia, resta sul vago e lascia agli spettatori trarre le conclusioni che preferiscono. (FINE SPOILER ALERT)
Allacciate le cinture, pur girato con la solita cura e ravvivato da più di una bella scena, risulta alla fine un esile mix di cose care al regista (e al suo pubblico), un'equilibrata miscela di lacrime e risate, meno caciarona di Mine Vaganti e più leggera (e certamente meno coraggiosa) di certi suoi film più cupi. Potrà piacere dunque al suo pubblico meno esigente, ma non aggiunge niente di nuovo al suo percorso artistico. Comunque a mia moglie (fan sfegatata del regista turco) è piaciuto, ma l'ha trovato un po' triste. Le signore sono avvisate.
Allacciate le cinture (Italia, 2013)
Un film di Ferzan Ozpetek.
Con Kasia Smutniak, Francesco Arca, Filippo Scicchitano, Francesco Scianna, Carolina Crescentini, Elena Sofia Ricci, Carla Signoris, Paola Minaccioni, Giulia Michelini, Luisa Ranieri.
Durata: 110 min.
martedì 25 febbraio 2014
Basta un poco di zucchero?
Walt Disney vuole realizzare Mary Poppins da vent'anni ma P. L. Travers, l'autrice dei romanzi, è restia a cederne i diritti. Il film narra il soggiorno californiano della scrittrice durante il quale il vecchio Walt cercherà di convincerla una volta per sempre. Impresa ardua, ma sappiamo tutti chi ha vinto.
Il film mette in scena lo scontro tra due mondi che non si comprendono. La Travers è una zitella acida e indisponente sino alla sgradevolezza, seriosa, pignola e testarda, mentre Disney si presenta come il tipico tycoon hollywoodiano, ottimista e fatuo come i suoi cartoni animati, ricco e megalomane, fermamente convinto che "se puoi sognarlo puoi farlo". Ma la vera protagonista del film è l'autrice della tata più famosa del mondo. Il suo complesso rapporto con il padre alcolista e la sua infelice infanzia in Australia, è il vero nocciolo del film. La venerazione per un genitore deludente – che vediamo in una serie di flashback – segnerà per sempre la sua vita di donna, che tenterà di superare dolori e sensi di colpa, rifacendosi una famiglia immaginaria nei romanzi di Mary Poppins. Per questo motivo è così restia a mettere nelle mani di estranei (che disprezza) la sua creatura. L'accordo arriverà solo dopo che Disney confesserà alla scrittrice il suo conflittuale rapporto con il padre-padrone, facendole comprendere che entrambi, in modi diversi, vogliono salvare il Mr. Banks di Mary Poppins, proiezione dei loro ingombranti padri.
Il film è piacevole ma d'impianto piuttosto tradizionale. Il ritratto, appena schizzato, della scrittrice è reso vivo e credibile dall'ottima interpretazione di Emma Thompson, vero motivo d'interesse della pellicola. Il Walt Disney di Tom Hanks appare ancora più abbozzato, e l'attore sembra quasi limitarsi al ruolo di spalla della brava attrice inglese. Comprimari di lusso (Colin Farell è il babbo alcolista, Paul Giamatti l'autista paziente, mentre Rachel Griffiths è imperdibile come "vera" Mary Poppins) e confezione perfetta ne fanno un film impeccabile, ma forse troppo. La colonna sonora, che saccheggia ampiamente lo score originale di Mary Poppins, è inspiegabilmente l'unica nomination all'Oscar ricevuta dal film.
Saving Mr. Banks (USA 2013)
Un film di John Lee Hancock.
Con Tom Hanks, Emma Thompson, Colin Farrell, Paul Giamatti, Jason Schwartzman, Ruth Wilson, Rachel Griffiths.
Durata 120 min.
Il film mette in scena lo scontro tra due mondi che non si comprendono. La Travers è una zitella acida e indisponente sino alla sgradevolezza, seriosa, pignola e testarda, mentre Disney si presenta come il tipico tycoon hollywoodiano, ottimista e fatuo come i suoi cartoni animati, ricco e megalomane, fermamente convinto che "se puoi sognarlo puoi farlo". Ma la vera protagonista del film è l'autrice della tata più famosa del mondo. Il suo complesso rapporto con il padre alcolista e la sua infelice infanzia in Australia, è il vero nocciolo del film. La venerazione per un genitore deludente – che vediamo in una serie di flashback – segnerà per sempre la sua vita di donna, che tenterà di superare dolori e sensi di colpa, rifacendosi una famiglia immaginaria nei romanzi di Mary Poppins. Per questo motivo è così restia a mettere nelle mani di estranei (che disprezza) la sua creatura. L'accordo arriverà solo dopo che Disney confesserà alla scrittrice il suo conflittuale rapporto con il padre-padrone, facendole comprendere che entrambi, in modi diversi, vogliono salvare il Mr. Banks di Mary Poppins, proiezione dei loro ingombranti padri.
Il film è piacevole ma d'impianto piuttosto tradizionale. Il ritratto, appena schizzato, della scrittrice è reso vivo e credibile dall'ottima interpretazione di Emma Thompson, vero motivo d'interesse della pellicola. Il Walt Disney di Tom Hanks appare ancora più abbozzato, e l'attore sembra quasi limitarsi al ruolo di spalla della brava attrice inglese. Comprimari di lusso (Colin Farell è il babbo alcolista, Paul Giamatti l'autista paziente, mentre Rachel Griffiths è imperdibile come "vera" Mary Poppins) e confezione perfetta ne fanno un film impeccabile, ma forse troppo. La colonna sonora, che saccheggia ampiamente lo score originale di Mary Poppins, è inspiegabilmente l'unica nomination all'Oscar ricevuta dal film.
Saving Mr. Banks (USA 2013)
Un film di John Lee Hancock.
Con Tom Hanks, Emma Thompson, Colin Farrell, Paul Giamatti, Jason Schwartzman, Ruth Wilson, Rachel Griffiths.
Durata 120 min.
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