La spettacolare e ricca versione cinematografica dell'omonimo musical è un evento imperdibile per chi ama il genere, un film intenso ed emozionante, che non delude le aspettative. Del monumentale romanzo di Hugo, ambientato nella Francia turbolenta della Restaurazione, il musical tiene i personaggi principali e le vicende più commoventi e drammatiche, rendendo la narrazione ancora più intensa.
Il regista Tom Hooper (premio Oscar per Il discorso del re) alterna sapientemente mirabolanti sequenze da kolossal d'altri tempi a momenti intimi con piani ravvicinati sui protagonisti, frenetiche riprese con macchina a mano a scene quasi statiche. L'idea di non quasi usare mai il playback per il canto dona un'efficace intensità alle interpretazioni: una su tutte, la straordinaria performance attoriale e canora di Anne Hathaway (Fantine) che tocca il suo apice con la struggente "I Dreamed a Dream".
Di alto livello tutte le interpretazioni. Hugh Jackman (Jean Valjean) affronta con impeccabili risultati un tour de force fisico e canoro, mentre gli intermezzi comici della coppia Sacha Baron Cohen e Helena Bonham Carter (i terribili coniugi Thénardier) sono godibili e perfettamente coreografati. Lascia il segno Samantha Barks, con la sua intensa "On My Own", mentre a Russel Crowe – vocalmente il più opaco del cast – tocca l'ingrato compito di dar vita all'antipatico, e un po' stolido, sbirro Javert.
Nonostante i toni da melodramma, il regista ha scelto un registro realistico per scene e costumi, tanto che in certi momenti sembra di percepire il fetore in cui vivono i reietti della Terra. E come Hugo – probabilmente – va al Louvre a riguardarsi il celebre quadro di Delacroix (Il 28 luglio: la Libertà guida il popolo) che ha ispirato lo stesso scrittore. Il risultato alla fine è uno straordinario equilibrio tra il musical più classico e patinato e una messa in scena cruda che ha il pregio di preservare la genuinità dei momenti cantati, quasi si fosse a teatro.
Comunque a mia moglie è piaciuto molto: ha pianto tanto. E questo vale quattro stelle.
Les Misérables (Gran Bretagna, 2012)
Un film di Tom Hooper.
Con Amanda Seyfried, Hugh Jackman, Helena Bonham Carter, Russell Crowe, Anne Hathaway, Sacha Baron Cohen, Eddie Redmayne, Aaron Tveit, Samantha Barks, George Blagden
durata 152 min.
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sabato 2 febbraio 2013
domenica 6 febbraio 2011
La parola ritrovata

Inghilterra, anni Trenta. Dopo l'abdicazione di Edoardo VIII (che rinuncia al trono per sposare con grande scandalo Wallis Simpson, donna divorziata americana), sale al trono il fratello Albert con il nome di Giorgio VI. C'è solo un problema: è affetto da una balbuzie nervosa che gli impedisce di parlare in pubblico. Le cose si complicano quando l'Inghilterra scende in guerra contro il Terzo Reich, che ha un'oratore da brivido come Herr Hitler. Sua Maestà verrà aiutato da Lionel Logue, un anti-convenzionale logopedista australiano.
Il film sembra proprio una macchina da Oscar™: una piccola grande storia (vera), una sceneggiatura millimetrica, un'ambientazione curata e una manciata di attori strepitosi. Tutto si gioca sull'incontro-scontro tra due caratteri diversi, per stato sociale e indole, il complessato re suo malgrado e l'anticonformista e istrionico "uomo comune" che lo curerà. Perfettamente calati nei due ruoli Colin Firth – in una delle sue migliori interpretazioni di sempre - e Geoffrey Rush. L'origine della balbuzie ha radici nell'infanzia e nella mortificante educazione di corte che su Albert sembra aver avuto lo stesso effetto dei traumi di guerra sui reduci della Prima Guerra Mondiale, curati in Australia da Logue. Scardinate le convenzioni sociali e abbattuto il muro di solitudine che sembra imprigionare il sovrano, l'abile australiano riuscirà ad arrivare all'animo dell'umanissimo re, aiutandolo a sconfiggere il nemico più grande: la paura.
Il regista scommette di catturare il pubblico con un film biografico dall'impianto tradizionale, incentrato sulla parola e la sua assenza. Ed esso cresce sequenza dopo sequenza, deflagrando trionfalmente alla fine in un epico discorso radiofonico – una delle cose meno cinematografiche che si possano immaginare – vincendo alla grande la sfida.
Quasi a fare da contraltare ad una struttura narrativa piuttosto convenzionale, c'è uno stile visivo di grande impatto, con un bel uso di grandangoli e di inquadrature fortemente scorciate (con la macchina da presa seppellita nel pavimento stile Orson Welles in Quarto potere) e l'obiettivo spesso addosso agli attori. Insomma un film perfetto, anche troppo, e questo è l'unico difetto. Certo, 12 candidature agli Oscar™ forse sono troppe, ma un paio sono sicuramente meritate. Ad una settimana dall'uscita la sala era ancora incredibilmente gremita: è scattato il passaparola e questo vuol dire pur qualcosa. Forse può sembrare un film per signore, ma lo consiglio a tutti.
The King's Speech (Gran Bretagna, Australia, 2010)
Un film di Tom Hooper.
Con Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, Guy Pearce, Jennifer Ehle.
Durata 111 min.
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