sabato 15 febbraio 2014

Salva l'arte...

Le avventure della speciale squadra dell'esercito americano che ha il compito di salvare le opere d'arte razziate dai nazisti in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale.
Nonostante il tema originale e un cast di ottimo livello, il film di Clooney risulta piatto, sfilacciato e intermittente. La trama si disperde in vari episodi, alternando gag leggere a momenti drammatici, pistolotti retorici a qualche rara buona idea. La sceneggiatura non aiuta il notevole gruppo di star, tra le quali si fa notare per bravura il solito Bill Murray (si veda la scena della doccia), mentre gli altri sembrano servire solo ad attirare il pubblico.
L'impianto è tradizionale, la regia rimanda ai film di guerra del passato, ma manca di verve e inventiva. E in certe sequenze (come quella del nazista imboscato in campagna) ci si chiede cosa avrebbe combinato Tarantino. Invece il tono è sempre così trattenuto che il film sembra non partire mai veramente.
La tematica trattata è interessante e meritava più impegno. Soprattutto andava risolto meglio il contrasto tra gli orrori delle guerra e la volontà di preservare i capolavori come antidoto alla barbarie. E la risposta alla domanda se vale più la vita di un uomo o una scultura di Michelangelo viene data in modo troppo sbrigativo e superficiale. Meglio recuperare The Rape of Europa, un bel documentario del 2006 che racconta in maniera più avvincente le stesse vicende che hanno ispirato il film.

Monuments men
(The Monuments Men, USA / Germania, 2014)
Un film di George Clooney.
Con George Clooney, Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin.
Durata 118 min.

domenica 9 febbraio 2014

Bad medicine

Ron Woodroof è uno sciupafemmine macho e omofobo che scopre di avere l'AIDS a metà degli anni Ottanta. Gli danno un mese di vita, lui non la prende bene, ma poi si darà molto da fare per salvarsi la pelle.
Il film affronta il tema dell'AIDS con il piglio ruvido del cinema indipendente, lontano miglia da Philadelpia, che ugualmente trattava i pregiudizi sulla malattia ai suoi albori. Ma qui il protagonista è un etero sgradevole e rude che, per ironia della sorte, si trova a combattere "una malattia da froci".
La pellicola di Vallée mette in scena senza facili sentimentalismi la drammatica parabola di Woodroof, che proprio a causa di questo male cambierà radicalmente atteggiamento verso la malattia e gli omosessuali. Egli arriva persino ad associarsi con un trans per mettere in piedi un gruppo di acquisto di medicine alternative al letale AZT, unico farmaco contro la malattia (in fase di sperimentazione) e approvato dalla FDA. Il nocciolo del film è la lotta di questo Davide morente contro la potente lobby di Big Pharma, che per puro profitto vuol spingere come unica cura quella (costosa) con il suo farmaco dai terribili effetti collaterali. Così Woodroof si trasforma in uno spacciatore di medicine al limite della legalità, ma ben più efficaci di quelle autorizzate, scatenando contro il suo gruppo la persecuzione di qualsiasi autorità federale. In questo senso il film si colloca nel solco delle pellicole socialmente impegnate stile Erin Brockovich, con l'outsider solo ma determinato in lotta contro le indecenti storture del Sistema.
Il film, dignitoso ma non superlativo, ha qualche buona idea di regia (come la dissacrante preghiera laica di Woodroof nello strip bar), ma la sua visione è giustificata dalle intense e convincenti interpretazioni  – soprattutto dal punto di vista fisico – di un irriconoscibile Matthew McConaughey e del redivivo Jared Leto, già vincitori entrambi di numerosi premi e candidati all'Oscar.

Dallas Buyers Club (USA, 2013)
Un film di Jean-Marc Vallée.
Con Matthew McConaughey, Jared Leto, Jennifer Garner, Denis O'Hare, Steve Zahn.
Durata 117 min.

venerdì 24 gennaio 2014

L'America dei lupi

Ascesa e caduta di Jordan Belfort, rampante broker a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, raccontata da lui medesimo. Niente ci è risparmiato: sesso, droga e montagne di soldi.
Altro ruolo bigger than life per Leonardo DiCaprio (dopo Hughes, Hoover e Gatsby) e altro tassello di storia americana per Martin Scorsese che, con The Wolf of Wall Street, firma uno dei suoi film migliori da parecchi anni a questa parte.
Forte di un'interpretazione strepitosa dell'inarrivabile DiCaprio (che si conferma uno dei più grandi talenti della sua generazione) e di una produzione sontuosa, il film ci trascina per ben tre ore – che non si sentono – nel rutilante mondo della finanza allegra di Wall Street, senza annoiarci mai con tecnicismi che ammorbano opere simili. Scorsese sembra invece più interessato ad un'indagine etologica nel barbaro mondo della finanza d'assalto, riportando puntualmente l'inestricabile groviglio di pulsioni animalesche, megalomania e folle ingordigia che regna tra i lupi. L'oscena storia dell'immorale Belfort, arricchitosi oltre ogni limite sulla pelle degli altri, diventa l'amara parodia del sogno americano. Belfort è l'uomo che si è fatto da solo, dalle stalle alle stelle in pochi anni, tanto da diventare un personaggio da imitare e venerare per molti giovani rampanti. Ma la sua parabola ci rivela che il sogno americano spesso è una balla e il Paese delle opportunità è in realtà il paese degli opportunisti senza scrupoli. Scorsese sceglie i toni della commedia, sottilmente corrosiva nel mostrare le contraddizioni della società americana, e senza reticenze nel raffigurare un personaggio così eccessivo – affascinante e disgustoso al tempo stesso – che attrae lo sguardo come una carogna sulla strada.
Viste le vicende spesso esagerate, Scorsese adotta uno stile tutto sommato controllato. Non ci fa mancare i suoi eleganti movimenti di macchina (come le carrellate a volo d'uccello negli uffici immensi e formicolanti di impiegati) ma non scade mai nell'eccesso gratuito.
Il film ha un tono sorprendentemente scanzonato, ma mai grottesco (nonostante molte situazioni sopra le righe) e alterna sequenze decisamente comiche a scene più drammatiche. Il filo di questa narrazione a corrente alternata viene tenuto insieme dal protagonista stesso, che rievoca la sua vita con una notevole dose d'ironia e onestà, accompagnando lo spettatore in questa discesa agli inferi e ritorno senza mai pentirsi di quanto fatto. Belfort (e l'America) sembrano non dover mai chiedere scusa.
The Wolf of Wall Street resterà nella storia come un'altra grande lezione di regia di Scorsese e una formidabile prova d'attore per DiCaprio. Imperdibile.

The Wolf of Wall Street
(USA, 2013)
Un film di Martin Scorsese.
Con Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler, Rob Reiner, Jon Favreau, Jean Dujardin. Durata 180 min.

mercoledì 15 gennaio 2014

Casa Bianca e storia nera

La lotta per i diritti civili dei neri in America vista dal maggiordomo di colore, che ha servito otto presidenti, in un film dal cast rigonfio di star.
Il personaggio interpretato da Forest Whitaker - ispirato ad un figura realmente esistita* - è lo spunto per raccontare la discriminazione razziale negli Stati Uniti lungo il Novecento. Compito che il film assolve con didascalica precisione. Ma visto che la tematica sembrava poco drammatica, sceneggiatura e regia ci mettono del loro per rendere la vita del protagonista una sequela di disgrazie, per controbilanciare la  fortunata carriera lavorativa.
Dopo un'apertura cruda e violenta, quasi da Tarantino unchained, il film mi diventa tristemente prevedibile, scadendo spesso nella retorica e nel pathos posticcio. I presidenti sono poco più che delle macchiette, mentre grande spazio viene dato allo scontro generazionale, con l'invenzione di un figlio che si trova (casualmente) in tutti i momenti caldi delle lotte per i diritti civili. Così, mentre il padre serve Kennedy, il figlio gira con Martin Luther King, e quando il papà serve Nixon, il pargolo mi diventa Black Panther. Insomma, una costruzione narrativa dallo schematismo imbarazzante, tanto è scoperto lo scheletro che tiene su scene madri e pistolotti vari. Forrest Whitaker fa del suo meglio nell'incarnare questo ultra-maggiordomo simbolico più realista del re, ma è servito da una sceneggiatura che non lo aiuta molto a rendere credibile e vivo il personaggio. Si finisce in gloria con Obama (ovviamente). Sopravvalutato.

The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca
(Lee Daniels' The Butler, USA, 2013)
Un film di Lee Daniels.
Con Forest Whitaker, Oprah Winfrey, Mariah Carey, John Cusack, Jane Fonda, Cuba Gooding Jr., Terrence Howard, Lenny Kravitz, James Marsden, David Oyelowo, Alex Pettyfer, Alan Rickman, Vanessa Redgrave, Liev Schreiber, Minka Kelly, Robin Williams.
Durata 132 min.

 * Per le differenze (notevoli) tra realtà e finzione si veda l'esauriente articolo di Time Entertainment.

venerdì 3 gennaio 2014

Un imbroglio americano

Un ambizioso agente del FBI becca due truffatori e poi li usa per incastrare politici corrotti nell'America fine anni Settanta. Bei tempi.
Il cinema da sempre è affascinato dagli imbroglioni e dal mondo delle truffe (dalla Stangata ai vari Ocean's), forse perché finzione e inganno sono elementi comuni in entrambi gli ambienti. In ogni caso il regista porta su un altro livello il genere, costruendo un elaborato intreccio di inganni multipli e intorbidendo così bene le acque che fino alla fine non si sa chi inganni chi.
Pur ispirandosi a fatti realmente accaduti, il film trova la sua forza non in un rigoroso ritratto d'epoca, ma nei suoi sfaccettati e affascinanti personaggi. Vero motore della storia sono loro, interpretati da un cast a dir poco stratosferico, a partire da un Christian Bale meravigliosamente sfatto e in sovrappeso e una bollente Amy Adams, passando per un esagitato Bradley Cooper, per finire con una irresistibilmente svitata Jennifer Lawrence. Jeremy Renner è un umanissimo sindaco che prende tangenti per aiutare i suoi cittadini, roba che qua in Italia fa un po' tenerezza, mentre De Niro – tanto per cambiare – interpreta un mafioso.
David O. Russel fa film d'attori, in cui non mancano mai scene madri e interpretazioni intense ed American Hustle non fa eccezione. Qui la trama si dipana più lentamente, con curve ampie, qualche salto temporale e senza troppa azione. Ma resteranno sicuramente nella memoria la misurata performance di Bale, con ventre gonfio e grottesco riporto architettonico e quella torrida della Adams con le sue scollature vertiginose e la sua intelligente sensualità.
American Hustle è una commedia raggelata, un affresco dell'America che ha perso da un po' l'innocenza e già fa i conti con i guasti del capitalismo, senza sapere che il peggio deve ancora arrivare.

American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle, USA 2013)
Un film di David O. Russell.
Con Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jeremy Renner, Jennifer Lawrence
Durata 138 min.

sabato 28 dicembre 2013

La testa fra le nuvole

Walter Mitty, timido addetto all'archivio negativi di Life, è un sognatore che sfugge alla realtà quotidiana con folli fughe immaginarie, finché un giorno, a causa di una foto perduta, finirà in una serie di spericolate avventure ai confini del mondo.
Remake dell'omonimo film con Danny Kaye del 1947, questa versione aggiorna sogni e avventure dell'impiegato vessato da tutti, cercando di accontentare anche il pubblico più giovane con mirabolanti sequenze da film di supereroi o di catastrofi, che sono però la parte meno interessante del film. La versione di Ben Stiller (qui nel doppio impegno di attore protagonista e regista) è raffinata, romantica e un po' demodé, come il fotografo mitizzato dal protagonista (Sean Penn), che usa ancora la pellicola e non ha un cellulare. Il MacGuffin che dà il la a tutte le avventure "vere" e sempre più folli di Mitty è proprio un (anacronistico) negativo perduto, che il protagonista cerca in giro per il mondo sulle tracce del fotografo. Su questo plot si innesta il tema della fine della stampa tradizionale e dell'avvento del mondo digitale, nonché delle brutali "ristrutturazioni" societarie con conseguenti licenziamenti indiscriminati.
Come regista Stiller non lesina sulla spettacolarità, ma ci sorprende pure con eleganti dissolvenze incrociate o con ben congegnate sequenze come quella splendida costruita sul brano Space Oddity. Come attore invece Stiller è più misurato, incarnando in modo efficace un Walter Mitty timido ma non sottomesso, sognatore ma non imbranato. Pur non essendo un film comico, I sogni segreti di Walter Mitty  ci regala qualche scena molto divertente (la parodia di Benjamin Button o la scena del tuffo nell'Atlantico), ma qui la vena malinconica e romantica prevale su quella ridanciana e dissacrante presente nell'ottimo Tropic Thunder, precedente film del regista.
Meno originale del cult Zoolander – o del sopraccitato Tropic Thunder  –  I sogni segreti di Walter Mitty resta comunque un godibile film d'avventura, con una splendida fotografia, effetti speciali quanto basta e un bel finale buonista. Il classico film natalizio senza grandi pretese.

I sogni segreti di Walter Mitty
(The Secret Life of Walter Mitty, USA 2013)
Un film di Ben Stiller. Con Ben Stiller, Kristen Wiig, Shirley MacLaine, Adam Scott, Kathryn Hahn.
Durata 114 min.

venerdì 13 dicembre 2013

Orrore dietro ai candelabri

Con sguardo lucido e impietoso Steven Soderbergh narra la storia di Scott Thorson, giovane amante del kitchissimo pianista americano Liberace, tra gli anni Settanta e gli Ottanta. Film realizzato per la tv via cavo HBO (quella di Trono di Spade) e uscito al cinema in Europa, si avvale di un cast straordinario, a partire dai due protagonisti, Michael Douglas e Matt Damon (entrambi nominati ai prossimi Golden Globe) assolutamente sorprendenti, e con dei comprimari di lusso quali Dan Aykroyd e un irresistibile Rob Lowe.
Sotto le apparenze del classico biopic, il regista dissimula un vero e proprio horror dalle tinte cronenberghiane nel suo soffermarsi sulle mutazioni chirurgiche dei corpi e sulla torbida relazione al limite dell'incesto, tra il pianista e il suo amante trasformato letteralmente in un simil-figlio. Un horror più psicologico che fisico, che costeggia appena il grottesco con la figura del chirurgo (Lowe liftato in maniera comica) realizzatore dei raccapriccianti desideri di Liberace, novello Pigmalione in versione gay. Ma il regista non giudica ne condanna e mette in scena la scabrosa vicenda con la freddezza di un entomologo davanti ad un curioso ed esotico insetto.
Film televisivo con il respiro del grande cinema, Behind the candelabra, oltre al cast notevole, si avvale di una messa in scena di ottimo livello, sia per i costumi ultra-kitsch di Liberace (Elton John in confronto è un'educanda) che per l'arredo delle sue magioni, nonché per l'impressionante lavoro di trucco, assolutamente perfetto nell'accompagnare le mutazioni fisiche dei protagonisti. Una nota merita pure lo stile libero che Soderbergh adotta, alternando riprese statiche da cinema classico a nervose sequenze con camera a mano oscillante, passando dall'iper-realismo all'onirico (si veda la dipartita di Liberace messa in scena in stile Rocky Horror), con una libertà che pare appartenere ormai solo a certi canali televisivi illuminati. Un piccolo grande film assolutamente da non perdere.

Dietro ai candelabri (Behind the Candelabra
, USA 2013)
Un film di Steven Soderbergh.
Con Michael Douglas, Matt Damon, Dan Aykroyd, Scott Bakula, Rob Lowe.
Durata 118 min.