Romain Faubert è un ipocondriaco incurabile, incubo del suo medico, che, per liberarsi di lui, decide di aiutarlo a trovarsi una donna, nella speranza che superi le sue manie. Dalla padella alla brace.
Torna la rodata coppia di Giù al nord, con una commedia senza tante pretese, ma ben scritta e genuinamente divertente.
L'ipocondria funziona da sempre, da Molière a Verdone, e perciò Dany Boon va sul sicuro, mettendoci la sua buffa faccia di gomma e infilando una serie di gag fisiche piuttosto riuscite (si veda la chapliniana scena del metrò). Ci aggiunge poi uno scambio di persona, un'improbabile love story, un soggiorno in disgustose prigioni balcaniche e il gioco è fatto.
Kad Mérad, dottore sull'orlo di una crisi di nervi, è la sua perfetta spalla comica mentre il fresco volto di Alice Pol (nel ruolo della donna di cui Romain s'innamora) dona alla pellicola quel pizzico di rosa che non guasta.
Un film frizzante come l'aria di Parigi in primavera, onesto, mai volgare e – cosa rara – che fa ridere sul serio.
Supercondriaco - Ridere fa bene alla salute (Supercondriaque, Francia 2014)
Un film di Dany Boon.
Con Dany Boon, Kad Mérad, Alice Pol, Jean-Yves Berteloot, Judith El Zein.
Durata 109 min.
venerdì 14 marzo 2014
venerdì 7 marzo 2014
La bella e la bestia
Lei è un'intraprendente e bella barista, lui un meccanico macho e burino. Si detestano, dunque si amano. Una decina di anni dopo eccoli sposati con due figli, ma la tragedia incombe…
Dopo il pretenzioso Magnifica presenza, Ozpetek torna con un film più intimo, una storia d'amore basata su due immortali luoghi comuni: chi disprezza compra e gli opposti si attraggono. Partendo da questo spunto banale, il regista mette in scena un (foto)romanzo sentimentale su due personaggi apparentemente inconciliabili, ma che – contro ogni logica e razionalità – si amano. Il film sta quasi tutto sulle spalle della brava Kasia Smutniak, accarezzata e coccolata dalla macchina da presa come poche volte prima. Attorno a lei il consueto circo ozpetekiano di gay, zie matte (la solita Elena Sofia Ricci) e simpatici personaggi un po' da macchietta (la parrucchiera napoletana). Immancabile poi la presenza nel film di: 1) una canzone turca (in una bella scena di erotismo interrotto), 2) un furbo recupero del vintage italiano (questa volta un Rino Gaetano che interpreta Cocciante sui titoli di coda), 3) un casting spericolato (l'ex-tronista Francesco Arca come co-protagonista), 4) una sequenza onirica, che preannuncia un raffinato avvitamento temporale prima del finale e (SPOILER ALERT) potrebbe anche suggerire una dipartita prematura della protagonista. Ma il regista, indeciso tra dramma e commedia, resta sul vago e lascia agli spettatori trarre le conclusioni che preferiscono. (FINE SPOILER ALERT)
Allacciate le cinture, pur girato con la solita cura e ravvivato da più di una bella scena, risulta alla fine un esile mix di cose care al regista (e al suo pubblico), un'equilibrata miscela di lacrime e risate, meno caciarona di Mine Vaganti e più leggera (e certamente meno coraggiosa) di certi suoi film più cupi. Potrà piacere dunque al suo pubblico meno esigente, ma non aggiunge niente di nuovo al suo percorso artistico. Comunque a mia moglie (fan sfegatata del regista turco) è piaciuto, ma l'ha trovato un po' triste. Le signore sono avvisate.
Allacciate le cinture (Italia, 2013)
Un film di Ferzan Ozpetek.
Con Kasia Smutniak, Francesco Arca, Filippo Scicchitano, Francesco Scianna, Carolina Crescentini, Elena Sofia Ricci, Carla Signoris, Paola Minaccioni, Giulia Michelini, Luisa Ranieri.
Durata: 110 min.
Dopo il pretenzioso Magnifica presenza, Ozpetek torna con un film più intimo, una storia d'amore basata su due immortali luoghi comuni: chi disprezza compra e gli opposti si attraggono. Partendo da questo spunto banale, il regista mette in scena un (foto)romanzo sentimentale su due personaggi apparentemente inconciliabili, ma che – contro ogni logica e razionalità – si amano. Il film sta quasi tutto sulle spalle della brava Kasia Smutniak, accarezzata e coccolata dalla macchina da presa come poche volte prima. Attorno a lei il consueto circo ozpetekiano di gay, zie matte (la solita Elena Sofia Ricci) e simpatici personaggi un po' da macchietta (la parrucchiera napoletana). Immancabile poi la presenza nel film di: 1) una canzone turca (in una bella scena di erotismo interrotto), 2) un furbo recupero del vintage italiano (questa volta un Rino Gaetano che interpreta Cocciante sui titoli di coda), 3) un casting spericolato (l'ex-tronista Francesco Arca come co-protagonista), 4) una sequenza onirica, che preannuncia un raffinato avvitamento temporale prima del finale e (SPOILER ALERT) potrebbe anche suggerire una dipartita prematura della protagonista. Ma il regista, indeciso tra dramma e commedia, resta sul vago e lascia agli spettatori trarre le conclusioni che preferiscono. (FINE SPOILER ALERT)
Allacciate le cinture, pur girato con la solita cura e ravvivato da più di una bella scena, risulta alla fine un esile mix di cose care al regista (e al suo pubblico), un'equilibrata miscela di lacrime e risate, meno caciarona di Mine Vaganti e più leggera (e certamente meno coraggiosa) di certi suoi film più cupi. Potrà piacere dunque al suo pubblico meno esigente, ma non aggiunge niente di nuovo al suo percorso artistico. Comunque a mia moglie (fan sfegatata del regista turco) è piaciuto, ma l'ha trovato un po' triste. Le signore sono avvisate.
Allacciate le cinture (Italia, 2013)
Un film di Ferzan Ozpetek.
Con Kasia Smutniak, Francesco Arca, Filippo Scicchitano, Francesco Scianna, Carolina Crescentini, Elena Sofia Ricci, Carla Signoris, Paola Minaccioni, Giulia Michelini, Luisa Ranieri.
Durata: 110 min.
martedì 25 febbraio 2014
Basta un poco di zucchero?
Walt Disney vuole realizzare Mary Poppins da vent'anni ma P. L. Travers, l'autrice dei romanzi, è restia a cederne i diritti. Il film narra il soggiorno californiano della scrittrice durante il quale il vecchio Walt cercherà di convincerla una volta per sempre. Impresa ardua, ma sappiamo tutti chi ha vinto.
Il film mette in scena lo scontro tra due mondi che non si comprendono. La Travers è una zitella acida e indisponente sino alla sgradevolezza, seriosa, pignola e testarda, mentre Disney si presenta come il tipico tycoon hollywoodiano, ottimista e fatuo come i suoi cartoni animati, ricco e megalomane, fermamente convinto che "se puoi sognarlo puoi farlo". Ma la vera protagonista del film è l'autrice della tata più famosa del mondo. Il suo complesso rapporto con il padre alcolista e la sua infelice infanzia in Australia, è il vero nocciolo del film. La venerazione per un genitore deludente – che vediamo in una serie di flashback – segnerà per sempre la sua vita di donna, che tenterà di superare dolori e sensi di colpa, rifacendosi una famiglia immaginaria nei romanzi di Mary Poppins. Per questo motivo è così restia a mettere nelle mani di estranei (che disprezza) la sua creatura. L'accordo arriverà solo dopo che Disney confesserà alla scrittrice il suo conflittuale rapporto con il padre-padrone, facendole comprendere che entrambi, in modi diversi, vogliono salvare il Mr. Banks di Mary Poppins, proiezione dei loro ingombranti padri.
Il film è piacevole ma d'impianto piuttosto tradizionale. Il ritratto, appena schizzato, della scrittrice è reso vivo e credibile dall'ottima interpretazione di Emma Thompson, vero motivo d'interesse della pellicola. Il Walt Disney di Tom Hanks appare ancora più abbozzato, e l'attore sembra quasi limitarsi al ruolo di spalla della brava attrice inglese. Comprimari di lusso (Colin Farell è il babbo alcolista, Paul Giamatti l'autista paziente, mentre Rachel Griffiths è imperdibile come "vera" Mary Poppins) e confezione perfetta ne fanno un film impeccabile, ma forse troppo. La colonna sonora, che saccheggia ampiamente lo score originale di Mary Poppins, è inspiegabilmente l'unica nomination all'Oscar ricevuta dal film.
Saving Mr. Banks (USA 2013)
Un film di John Lee Hancock.
Con Tom Hanks, Emma Thompson, Colin Farrell, Paul Giamatti, Jason Schwartzman, Ruth Wilson, Rachel Griffiths.
Durata 120 min.
Il film mette in scena lo scontro tra due mondi che non si comprendono. La Travers è una zitella acida e indisponente sino alla sgradevolezza, seriosa, pignola e testarda, mentre Disney si presenta come il tipico tycoon hollywoodiano, ottimista e fatuo come i suoi cartoni animati, ricco e megalomane, fermamente convinto che "se puoi sognarlo puoi farlo". Ma la vera protagonista del film è l'autrice della tata più famosa del mondo. Il suo complesso rapporto con il padre alcolista e la sua infelice infanzia in Australia, è il vero nocciolo del film. La venerazione per un genitore deludente – che vediamo in una serie di flashback – segnerà per sempre la sua vita di donna, che tenterà di superare dolori e sensi di colpa, rifacendosi una famiglia immaginaria nei romanzi di Mary Poppins. Per questo motivo è così restia a mettere nelle mani di estranei (che disprezza) la sua creatura. L'accordo arriverà solo dopo che Disney confesserà alla scrittrice il suo conflittuale rapporto con il padre-padrone, facendole comprendere che entrambi, in modi diversi, vogliono salvare il Mr. Banks di Mary Poppins, proiezione dei loro ingombranti padri.
Il film è piacevole ma d'impianto piuttosto tradizionale. Il ritratto, appena schizzato, della scrittrice è reso vivo e credibile dall'ottima interpretazione di Emma Thompson, vero motivo d'interesse della pellicola. Il Walt Disney di Tom Hanks appare ancora più abbozzato, e l'attore sembra quasi limitarsi al ruolo di spalla della brava attrice inglese. Comprimari di lusso (Colin Farell è il babbo alcolista, Paul Giamatti l'autista paziente, mentre Rachel Griffiths è imperdibile come "vera" Mary Poppins) e confezione perfetta ne fanno un film impeccabile, ma forse troppo. La colonna sonora, che saccheggia ampiamente lo score originale di Mary Poppins, è inspiegabilmente l'unica nomination all'Oscar ricevuta dal film.
Saving Mr. Banks (USA 2013)
Un film di John Lee Hancock.
Con Tom Hanks, Emma Thompson, Colin Farrell, Paul Giamatti, Jason Schwartzman, Ruth Wilson, Rachel Griffiths.
Durata 120 min.
sabato 15 febbraio 2014
Salva l'arte...
Le avventure della speciale squadra dell'esercito americano che ha il compito di salvare le opere d'arte razziate dai nazisti in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale.
Nonostante il tema originale e un cast di ottimo livello, il film di Clooney risulta piatto, sfilacciato e intermittente. La trama si disperde in vari episodi, alternando gag leggere a momenti drammatici, pistolotti retorici a qualche rara buona idea. La sceneggiatura non aiuta il notevole gruppo di star, tra le quali si fa notare per bravura il solito Bill Murray (si veda la scena della doccia), mentre gli altri sembrano servire solo ad attirare il pubblico.
L'impianto è tradizionale, la regia rimanda ai film di guerra del passato, ma manca di verve e inventiva. E in certe sequenze (come quella del nazista imboscato in campagna) ci si chiede cosa avrebbe combinato Tarantino. Invece il tono è sempre così trattenuto che il film sembra non partire mai veramente.
La tematica trattata è interessante e meritava più impegno. Soprattutto andava risolto meglio il contrasto tra gli orrori delle guerra e la volontà di preservare i capolavori come antidoto alla barbarie. E la risposta alla domanda se vale più la vita di un uomo o una scultura di Michelangelo viene data in modo troppo sbrigativo e superficiale. Meglio recuperare The Rape of Europa, un bel documentario del 2006 che racconta in maniera più avvincente le stesse vicende che hanno ispirato il film.
Monuments men (The Monuments Men, USA / Germania, 2014)
Un film di George Clooney.
Con George Clooney, Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin.
Durata 118 min.
Nonostante il tema originale e un cast di ottimo livello, il film di Clooney risulta piatto, sfilacciato e intermittente. La trama si disperde in vari episodi, alternando gag leggere a momenti drammatici, pistolotti retorici a qualche rara buona idea. La sceneggiatura non aiuta il notevole gruppo di star, tra le quali si fa notare per bravura il solito Bill Murray (si veda la scena della doccia), mentre gli altri sembrano servire solo ad attirare il pubblico.
L'impianto è tradizionale, la regia rimanda ai film di guerra del passato, ma manca di verve e inventiva. E in certe sequenze (come quella del nazista imboscato in campagna) ci si chiede cosa avrebbe combinato Tarantino. Invece il tono è sempre così trattenuto che il film sembra non partire mai veramente.
La tematica trattata è interessante e meritava più impegno. Soprattutto andava risolto meglio il contrasto tra gli orrori delle guerra e la volontà di preservare i capolavori come antidoto alla barbarie. E la risposta alla domanda se vale più la vita di un uomo o una scultura di Michelangelo viene data in modo troppo sbrigativo e superficiale. Meglio recuperare The Rape of Europa, un bel documentario del 2006 che racconta in maniera più avvincente le stesse vicende che hanno ispirato il film.
Monuments men (The Monuments Men, USA / Germania, 2014)
Un film di George Clooney.
Con George Clooney, Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin.
Durata 118 min.
domenica 9 febbraio 2014
Bad medicine
Ron Woodroof è uno sciupafemmine macho e omofobo che scopre di avere l'AIDS a metà degli anni Ottanta. Gli danno un mese di vita, lui non la prende bene, ma poi si darà molto da fare per salvarsi la pelle.
Il film affronta il tema dell'AIDS con il piglio ruvido del cinema indipendente, lontano miglia da Philadelpia, che ugualmente trattava i pregiudizi sulla malattia ai suoi albori. Ma qui il protagonista è un etero sgradevole e rude che, per ironia della sorte, si trova a combattere "una malattia da froci".
La pellicola di Vallée mette in scena senza facili sentimentalismi la drammatica parabola di Woodroof, che proprio a causa di questo male cambierà radicalmente atteggiamento verso la malattia e gli omosessuali. Egli arriva persino ad associarsi con un trans per mettere in piedi un gruppo di acquisto di medicine alternative al letale AZT, unico farmaco contro la malattia (in fase di sperimentazione) e approvato dalla FDA. Il nocciolo del film è la lotta di questo Davide morente contro la potente lobby di Big Pharma, che per puro profitto vuol spingere come unica cura quella (costosa) con il suo farmaco dai terribili effetti collaterali. Così Woodroof si trasforma in uno spacciatore di medicine al limite della legalità, ma ben più efficaci di quelle autorizzate, scatenando contro il suo gruppo la persecuzione di qualsiasi autorità federale. In questo senso il film si colloca nel solco delle pellicole socialmente impegnate stile Erin Brockovich, con l'outsider solo ma determinato in lotta contro le indecenti storture del Sistema.
Il film, dignitoso ma non superlativo, ha qualche buona idea di regia (come la dissacrante preghiera laica di Woodroof nello strip bar), ma la sua visione è giustificata dalle intense e convincenti interpretazioni – soprattutto dal punto di vista fisico – di un irriconoscibile Matthew McConaughey e del redivivo Jared Leto, già vincitori entrambi di numerosi premi e candidati all'Oscar.
Dallas Buyers Club (USA, 2013)
Un film di Jean-Marc Vallée.
Con Matthew McConaughey, Jared Leto, Jennifer Garner, Denis O'Hare, Steve Zahn.
Durata 117 min.
Il film affronta il tema dell'AIDS con il piglio ruvido del cinema indipendente, lontano miglia da Philadelpia, che ugualmente trattava i pregiudizi sulla malattia ai suoi albori. Ma qui il protagonista è un etero sgradevole e rude che, per ironia della sorte, si trova a combattere "una malattia da froci".
La pellicola di Vallée mette in scena senza facili sentimentalismi la drammatica parabola di Woodroof, che proprio a causa di questo male cambierà radicalmente atteggiamento verso la malattia e gli omosessuali. Egli arriva persino ad associarsi con un trans per mettere in piedi un gruppo di acquisto di medicine alternative al letale AZT, unico farmaco contro la malattia (in fase di sperimentazione) e approvato dalla FDA. Il nocciolo del film è la lotta di questo Davide morente contro la potente lobby di Big Pharma, che per puro profitto vuol spingere come unica cura quella (costosa) con il suo farmaco dai terribili effetti collaterali. Così Woodroof si trasforma in uno spacciatore di medicine al limite della legalità, ma ben più efficaci di quelle autorizzate, scatenando contro il suo gruppo la persecuzione di qualsiasi autorità federale. In questo senso il film si colloca nel solco delle pellicole socialmente impegnate stile Erin Brockovich, con l'outsider solo ma determinato in lotta contro le indecenti storture del Sistema.
Il film, dignitoso ma non superlativo, ha qualche buona idea di regia (come la dissacrante preghiera laica di Woodroof nello strip bar), ma la sua visione è giustificata dalle intense e convincenti interpretazioni – soprattutto dal punto di vista fisico – di un irriconoscibile Matthew McConaughey e del redivivo Jared Leto, già vincitori entrambi di numerosi premi e candidati all'Oscar.
Dallas Buyers Club (USA, 2013)
Un film di Jean-Marc Vallée.
Con Matthew McConaughey, Jared Leto, Jennifer Garner, Denis O'Hare, Steve Zahn.
Durata 117 min.
venerdì 24 gennaio 2014
L'America dei lupi
Ascesa e caduta di Jordan Belfort, rampante broker a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, raccontata da lui medesimo. Niente ci è risparmiato: sesso, droga e montagne di soldi.
Altro ruolo bigger than life per Leonardo DiCaprio (dopo Hughes, Hoover e Gatsby) e altro tassello di storia americana per Martin Scorsese che, con The Wolf of Wall Street, firma uno dei suoi film migliori da parecchi anni a questa parte.
Forte di un'interpretazione strepitosa dell'inarrivabile DiCaprio (che si conferma uno dei più grandi talenti della sua generazione) e di una produzione sontuosa, il film ci trascina per ben tre ore – che non si sentono – nel rutilante mondo della finanza allegra di Wall Street, senza annoiarci mai con tecnicismi che ammorbano opere simili. Scorsese sembra invece più interessato ad un'indagine etologica nel barbaro mondo della finanza d'assalto, riportando puntualmente l'inestricabile groviglio di pulsioni animalesche, megalomania e folle ingordigia che regna tra i lupi. L'oscena storia dell'immorale Belfort, arricchitosi oltre ogni limite sulla pelle degli altri, diventa l'amara parodia del sogno americano. Belfort è l'uomo che si è fatto da solo, dalle stalle alle stelle in pochi anni, tanto da diventare un personaggio da imitare e venerare per molti giovani rampanti. Ma la sua parabola ci rivela che il sogno americano spesso è una balla e il Paese delle opportunità è in realtà il paese degli opportunisti senza scrupoli. Scorsese sceglie i toni della commedia, sottilmente corrosiva nel mostrare le contraddizioni della società americana, e senza reticenze nel raffigurare un personaggio così eccessivo – affascinante e disgustoso al tempo stesso – che attrae lo sguardo come una carogna sulla strada.
Viste le vicende spesso esagerate, Scorsese adotta uno stile tutto sommato controllato. Non ci fa mancare i suoi eleganti movimenti di macchina (come le carrellate a volo d'uccello negli uffici immensi e formicolanti di impiegati) ma non scade mai nell'eccesso gratuito.
Il film ha un tono sorprendentemente scanzonato, ma mai grottesco (nonostante molte situazioni sopra le righe) e alterna sequenze decisamente comiche a scene più drammatiche. Il filo di questa narrazione a corrente alternata viene tenuto insieme dal protagonista stesso, che rievoca la sua vita con una notevole dose d'ironia e onestà, accompagnando lo spettatore in questa discesa agli inferi e ritorno senza mai pentirsi di quanto fatto. Belfort (e l'America) sembrano non dover mai chiedere scusa.
The Wolf of Wall Street resterà nella storia come un'altra grande lezione di regia di Scorsese e una formidabile prova d'attore per DiCaprio. Imperdibile.
The Wolf of Wall Street (USA, 2013)
Un film di Martin Scorsese.
Con Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler, Rob Reiner, Jon Favreau, Jean Dujardin. Durata 180 min.
Altro ruolo bigger than life per Leonardo DiCaprio (dopo Hughes, Hoover e Gatsby) e altro tassello di storia americana per Martin Scorsese che, con The Wolf of Wall Street, firma uno dei suoi film migliori da parecchi anni a questa parte.
Forte di un'interpretazione strepitosa dell'inarrivabile DiCaprio (che si conferma uno dei più grandi talenti della sua generazione) e di una produzione sontuosa, il film ci trascina per ben tre ore – che non si sentono – nel rutilante mondo della finanza allegra di Wall Street, senza annoiarci mai con tecnicismi che ammorbano opere simili. Scorsese sembra invece più interessato ad un'indagine etologica nel barbaro mondo della finanza d'assalto, riportando puntualmente l'inestricabile groviglio di pulsioni animalesche, megalomania e folle ingordigia che regna tra i lupi. L'oscena storia dell'immorale Belfort, arricchitosi oltre ogni limite sulla pelle degli altri, diventa l'amara parodia del sogno americano. Belfort è l'uomo che si è fatto da solo, dalle stalle alle stelle in pochi anni, tanto da diventare un personaggio da imitare e venerare per molti giovani rampanti. Ma la sua parabola ci rivela che il sogno americano spesso è una balla e il Paese delle opportunità è in realtà il paese degli opportunisti senza scrupoli. Scorsese sceglie i toni della commedia, sottilmente corrosiva nel mostrare le contraddizioni della società americana, e senza reticenze nel raffigurare un personaggio così eccessivo – affascinante e disgustoso al tempo stesso – che attrae lo sguardo come una carogna sulla strada.
Viste le vicende spesso esagerate, Scorsese adotta uno stile tutto sommato controllato. Non ci fa mancare i suoi eleganti movimenti di macchina (come le carrellate a volo d'uccello negli uffici immensi e formicolanti di impiegati) ma non scade mai nell'eccesso gratuito.
Il film ha un tono sorprendentemente scanzonato, ma mai grottesco (nonostante molte situazioni sopra le righe) e alterna sequenze decisamente comiche a scene più drammatiche. Il filo di questa narrazione a corrente alternata viene tenuto insieme dal protagonista stesso, che rievoca la sua vita con una notevole dose d'ironia e onestà, accompagnando lo spettatore in questa discesa agli inferi e ritorno senza mai pentirsi di quanto fatto. Belfort (e l'America) sembrano non dover mai chiedere scusa.
The Wolf of Wall Street resterà nella storia come un'altra grande lezione di regia di Scorsese e una formidabile prova d'attore per DiCaprio. Imperdibile.
The Wolf of Wall Street (USA, 2013)
Un film di Martin Scorsese.
Con Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler, Rob Reiner, Jon Favreau, Jean Dujardin. Durata 180 min.
mercoledì 15 gennaio 2014
Casa Bianca e storia nera
La lotta per i diritti civili dei neri in America vista dal maggiordomo di colore, che ha servito otto presidenti, in un film dal cast rigonfio di star.
Il personaggio interpretato da Forest Whitaker - ispirato ad un figura realmente esistita* - è lo spunto per raccontare la discriminazione razziale negli Stati Uniti lungo il Novecento. Compito che il film assolve con didascalica precisione. Ma visto che la tematica sembrava poco drammatica, sceneggiatura e regia ci mettono del loro per rendere la vita del protagonista una sequela di disgrazie, per controbilanciare la fortunata carriera lavorativa.
Dopo un'apertura cruda e violenta, quasi da Tarantino unchained, il film mi diventa tristemente prevedibile, scadendo spesso nella retorica e nel pathos posticcio. I presidenti sono poco più che delle macchiette, mentre grande spazio viene dato allo scontro generazionale, con l'invenzione di un figlio che si trova (casualmente) in tutti i momenti caldi delle lotte per i diritti civili. Così, mentre il padre serve Kennedy, il figlio gira con Martin Luther King, e quando il papà serve Nixon, il pargolo mi diventa Black Panther. Insomma, una costruzione narrativa dallo schematismo imbarazzante, tanto è scoperto lo scheletro che tiene su scene madri e pistolotti vari. Forrest Whitaker fa del suo meglio nell'incarnare questo ultra-maggiordomo simbolico più realista del re, ma è servito da una sceneggiatura che non lo aiuta molto a rendere credibile e vivo il personaggio. Si finisce in gloria con Obama (ovviamente). Sopravvalutato.
The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca (Lee Daniels' The Butler, USA, 2013)
Un film di Lee Daniels.
Con Forest Whitaker, Oprah Winfrey, Mariah Carey, John Cusack, Jane Fonda, Cuba Gooding Jr., Terrence Howard, Lenny Kravitz, James Marsden, David Oyelowo, Alex Pettyfer, Alan Rickman, Vanessa Redgrave, Liev Schreiber, Minka Kelly, Robin Williams.
Durata 132 min.
* Per le differenze (notevoli) tra realtà e finzione si veda l'esauriente articolo di Time Entertainment.
Il personaggio interpretato da Forest Whitaker - ispirato ad un figura realmente esistita* - è lo spunto per raccontare la discriminazione razziale negli Stati Uniti lungo il Novecento. Compito che il film assolve con didascalica precisione. Ma visto che la tematica sembrava poco drammatica, sceneggiatura e regia ci mettono del loro per rendere la vita del protagonista una sequela di disgrazie, per controbilanciare la fortunata carriera lavorativa.
Dopo un'apertura cruda e violenta, quasi da Tarantino unchained, il film mi diventa tristemente prevedibile, scadendo spesso nella retorica e nel pathos posticcio. I presidenti sono poco più che delle macchiette, mentre grande spazio viene dato allo scontro generazionale, con l'invenzione di un figlio che si trova (casualmente) in tutti i momenti caldi delle lotte per i diritti civili. Così, mentre il padre serve Kennedy, il figlio gira con Martin Luther King, e quando il papà serve Nixon, il pargolo mi diventa Black Panther. Insomma, una costruzione narrativa dallo schematismo imbarazzante, tanto è scoperto lo scheletro che tiene su scene madri e pistolotti vari. Forrest Whitaker fa del suo meglio nell'incarnare questo ultra-maggiordomo simbolico più realista del re, ma è servito da una sceneggiatura che non lo aiuta molto a rendere credibile e vivo il personaggio. Si finisce in gloria con Obama (ovviamente). Sopravvalutato.
The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca (Lee Daniels' The Butler, USA, 2013)
Un film di Lee Daniels.
Con Forest Whitaker, Oprah Winfrey, Mariah Carey, John Cusack, Jane Fonda, Cuba Gooding Jr., Terrence Howard, Lenny Kravitz, James Marsden, David Oyelowo, Alex Pettyfer, Alan Rickman, Vanessa Redgrave, Liev Schreiber, Minka Kelly, Robin Williams.
Durata 132 min.
* Per le differenze (notevoli) tra realtà e finzione si veda l'esauriente articolo di Time Entertainment.
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