giovedì 23 febbraio 2017

La guerra di Desmond


Hacksaw Ridge narra la storia vera di Desmond Doss, soldato volontario nella Seconda Guerra Mondiale, obiettore di coscienza, insignito dalla Medaglia d'onore del Congresso per aver salvato 75 commilitoni sul campo di battaglia a Okinawa.
Mel Gibson, con il suo gusto epico e la regia muscolare, confeziona un filmone dall'impianto tradizionale su un personaggio un po' sempliciotto ma dall'etica incrollabile, con una fede granitica nel Signore, ad un pelo dalla follia. La battaglia con l'ottuso sistema militare, che non comprende la sua volontà di servire il Paese senza imbracciare un fucile e lo vuole riformare per infermità mentale, assume i toni di una gara a chi è più de coccio. Dopo un addestramento duro – con un sergente in stile Full Metal Jacket – durante il quale tutti lo trattano da vigliacco (quando non lo menano), Desmond arriva sul fronte come infermiere e da solo salva la vita a decine di compagni, diventando un eroe.
Diviso grosso modo in due parti (caratterizzate da diversi toni cromatici – vividi e saturi nella prima, tetri e cupi nella seconda), con una messa in scena accurata ma un po' datata, il film è coinvolgente, nonostante certi colpi di teatro un po' forzati. Le scene di battaglia – punto forte della pellicola – sono piene delle efferatezze a cui Gibson ci ha abituato, con un sadica attenzione per i particolari più raccapriccianti: la guerra è sangue, sudore, morte e con tante viscere sparse in giro. Ma colpisce di più il racconto di babbo Doss (Hugo Weaving) sulla Prima Guerra che tante scene splatter della battaglia. A parte questo, Gibson è bravissimo a muovere la macchina da presa nell'azione, portandoci in modo crudo e assai poco retorico, al centro della carneficina.
Andrew Garfield è bravo, ma troppo spesso la sua espressione un po' ebete lo porta ad un pelo da Forrest Gump, nuocendo alla complessità del suo personaggio.
Hacksaw Ridge è un film d'altri tempi, godibile ma imperfetto, e forse 6 candidature agli Oscar sono un po' troppe.

La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge, Australia / USA, 2016)
Un film di Mel Gibson.
Con Andrew Garfield, Teresa Palmer, Hugo Weaving, Rachel Griffiths, Luke Bracey, Vince Vaughn, Sam Worthington.
Durata 131 minuti.

martedì 21 febbraio 2017

Ragazzo al chiaro di luna


Storia di Chiron, che cresce con la madre tossica in un quartiere malfamato di Miami, narrata in tre capitoli (infanzia, adolescenza, età adulta). Il film parla d'identità, di ricerca di sé e anche della scoperta e dell'accettazione della propria omosessualità, in un ambiente violento e omofobo, e lo fa in modo molto elegante e delicato.
Moonlight è un film dalla trama quasi minimale ma dalla forte carica emotiva.
Il taciturno protagonista è ben interpretato da tre di attori molto bravi e convincenti, affiancati da un ottimo cast, tra cui si distinguono Naomie Harris, nell'ingrato ruolo della madre snaturata, e Mahershala Ali, in quello dello spacciatore affettuosamente paterno, entrambi candidati agli Oscar.
Ottima anche la fotografia di James Laxton, che mette in scena una Miami dalla luce abbacinante ma dimessa e poco turistica. La macchina da presa sta addosso agli attori, o ci volteggia nervosamente attorno, sottolineando i momenti più drammatici della storia.
Tratto da una pièce teatrale (come si intuisce dalla divisione in tre atti e per alcune scene madri), il film tocca il tema della scoperta dell'omosessualità scansando gli stereotipi, adottando invece una certa sofferta leggerezza.

Moonlight (USA, 2016)
Un film di Barry Jenkins. 
Con Alex R. Hibbert, Ashton Sanders, Trevante Rhodes, Mahershala Ali, Naomie Harris. 
Durata 110 minuti. 

mercoledì 1 febbraio 2017

Canta che ti passa


Lui incontra lei, si detestano, si innamorano, si lasciano e poi…
Lui è Sebastian (Ryan Gosling), un pianista jazz imbronciato e un po' rompipalle, lei Mia (Emma Stone), una cameriera carina ma non troppo, aspirante attrice-drammaturga. Entrambi seguono le loro ambizioni artistiche in un mondo competitivo e senza pietà. Ma realizzare i propri sogni ha un costo.
La La Land  è uno strano ibrido tra una moderna commedia sentimentale e un classico musical dell'epoca d'oro. L'ambientazione contemporanea e un certo tono realistico si fondono con gli strepitosi numeri cantati e ballati su accattivanti musiche retrò. Bastano dei vestiti sgargianti o un tramonto in technicolor per passare da un mondo all’altro, grazie ad un’attenta messa in scena e ad una curatissima fotografia.
Questo film è una curiosa chimera che risucchia lo spettatore in un mondo fantastico d'altri tempi, come fosse un antidoto ai tempi cupi di un'America che pare scivolare nel fascismo giorno dopo giorno.
Girato con grande sfoggio di virtuosismo, nel formato cinemascope dei grandi musical classici, si apre con uno stupefacente piano sequenza di grande complessità, che mette in scena con millimetrica precisione e grande senso del ritmo, un incredibile numero di ballo sulle highway di Los Angeles.
Vista la trama piuttosto scontata (fondata sui più triti stereotipi hollywoodiani), il vero gioiello del film è la coinvolgente colonna sonora e i numeri musicali, sostenuti da due protagonisti affiatati e convincenti. Si esce dalla sala fischiettando i temi del film e con una leggera malinconia.

La La Land (USA, 2016)
Regia di Damien Chazelle
Con Ryan Gosling, Emma Stone, J. K. Simmons, Finn Wittrock, Sandra Rosko, Sonoya Mizuno
Durata 126 min.

venerdì 20 gennaio 2017

Una donna ci salverà



Dodici astronavi aliene arrivano in vari luoghi sulla Terra. Cosa vorranno da noi? Vengono in pace o è un’invasione? Scienziati di tutto il mondo cercano di comunicare con gli extraterrestri, ma solo la linguista Louise Banks riuscirà a risolvere l’enigma della loro venuta.
Arrival è fantascienza umanista, più vicina al genere di Contact o Incontri ravvicinati che a Indipendence Day, per capirsi.
Il film è girato in tono dimesso, con poca luce, sotto cieli plumbei, stanze in penombra e con protagonista una donna triste e sola, una famosa linguista che ha perso la giovane figlia (o così sembra), interpretata da una convincente Amy Adams. Sarà lei che riuscirà a trovare un canale di comunicazione con gli occupanti di una delle imponenti astronavi-monolito (dal design minimale, tra Apple e monumento del neolitico), decifrando le eleganti pennellate circolari con cui si esprimono gli alieni.
Arrival cerca di affrontare il tema dell’incontro con intelligenze extraterrestri in modo originale e realistico, pur cadendo in alcuni stereotipi del genere (l’esercito idiota, l’umanità bestiale) e usando degli espedienti cervellotici e poco credibili. Resta comunque il coraggio di affrontare temi come la percezione del tempo, il senso del linguaggio, la capacità di comprendere l’incomprensibile. Il film unisce l’epica di un momento epocale per la storia dell’umanità al dolore intimo di una perdita, storia universale e personale, intrecciandole in una lenta affascinante spirale.
Sempre in bilico tra la voglia di mostrare e quella di suggerire, tra l’astrazione filosofica kubrickiana e il realismo di un documentario, Arrival funziona di più per i concetti che propone che per la costruzione astutamente ingannevole della trama. Ne risulta un misterioso oggetto di fantascienza, malinconico ma con una punta di speranza per noi insensati esseri umani: una donna triste ci salverà.

Arrival (Usa, 2016)
Un film di Denis Villeneuve.
Con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg, Tzi Ma.
Durata 116 min.

sabato 24 dicembre 2016

La cantante cagna



Storia vera di Florence Foster Jenkins, ricca mecenate della scena musicale newyorkese degli anni Quaranta, tanto generosa quanto priva di talento. La sue dubbie qualità canore vengono incoraggiate dall’amorevole marito e favorite da un ambiente musicale che cinicamente mira solo ai suoi finanziamenti.
La parabola di Florence pare essere una perfetta esemplificazione del concetto di umorismo pirandelliano. A prima vista lei appare come una figura grottesca e le sue esibizioni canore assolutamente comiche (e così le percepisce il pubblico, decretando un inaspettato successo dei suoi dischi), ma sotto questa maschera si cela la tragedia personale di una donna, ricca sì, ma segnata nel fisico e nell’anima dalla sifilide presa dal primo marito, sterile, che trova nella passione per la musica l’unica ragione di vita.
Anche il suo ultimo marito, St. Clair Bayfield (un perfetto Hugh Grant), è un personaggio più sfaccettato di quanto sembri: la ama sinceramente anche se convive con un’amante in un altro appartamento, asseconda le ambizioni artistiche di Florence ma senza secondi fini e – anzi – la protegge in ogni modo dalle critiche, cercando di preservare l’insensato sogno della moglie di essere una grande interprete.
Florence è un film dolce-amaro, dalla scrittura molto elegante e raffinata, una brillante commedia molto british, venata da momenti commoventi, ma che non diventa mai lacrimevole grazie alla regia dell'accorto Stephen Frears, interpretata da un cast perfetto, a partire dalla straordinaria Meryl Streep fino allo strepitoso Simon Helberg (il Wolowitz di Big Bang Theory) nello scomodo ruolo del pianista Cosmé McMoon, costretto ad accompagnarla nelle sue tragicomiche esibizioni.

Florence (Florence Foster Jenkins, Gran Bretagna 2016)
Un film di Stephen Frears.
Con Meryl Streep, Hugh Grant, Simon Helberg, Rebecca Ferguson, Nina Arianda.
Durata: 110 min.

lunedì 19 dicembre 2016

Quella sporca mezza dozzina


Rogue One è uno spin off della saga di Star Wars che si colloca temporalmente prima del quarto episodio. Una squadra di ribelli guidata da Jyn Erso deve procurarsi i progetti della Morte Nera in un archivio dell'Impero. Si sa come va a finire.
Il film, diretto dal giovane Gareth Edwards, si avvale di un buon cast, è ottimamente confezionato e perfettamente coerente visivamente con l'universo ruggine e sfatto del capostipite. Felicity Jones è una convincente eroina riluttante e ci regala un'altra figura di donna forte e combattiva catapultata in una battaglia più grande di lei.
Pur osando un finale piuttosto sorprendente (ma perfettamente logico), gli ingredienti della trama non si discostano molto dall'universo di fiabe e miti da cui attinge un po' tutta la saga, anche se qui la storia sembra strizzare l'occhio anche ai film di guerra tipo Quella sporca dozzina.
Rogue One sembra confezionato per non scontentare nessun fan. E infatti si prova un certo brivido quando finalmente compare Darth Vader (uno dei pochi personaggi storici presenti nel film) con la sua bella spada laser sguainata. E si incontra poi con un certo sconcerto anche un redivivo Peter Cushing (digitale) nel ruolo di Tarkin. Quanta nostalgia!
Però da uno spin off mi sarei aspettato un po' più di coraggio nell'esplorare qualche soluzione più originale e personale nella messa in scena. Ma evidentemente si tratta sempre di un prodotto che orbita nell'ingombrante franchising multimilionario di Star Wars e la libertà creativa viene tenuta a bada con il guinzaglio corto.

Rogue One: A Star Wars Story (USA 2016)
Un film di Gareth Edwards. 
Con Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Mads Mikkelsen, Riz Ahmed. 
Durata 133 min. 

venerdì 11 marzo 2016

C'era una volta Hollywood


L'instancabile Eddie Mannix (Josh Brolin) passa la giornata a risolvere i problemi dello Studio nella Hollywood degli anni Cinquanta, tra star di peplum rapite da comitati di sceneggiatori comunisti, attrici incinte, attori cani, giornaliste a caccia di scandali e la prospettiva di un lavoro più facile e meglio pagato…
Ave, Cesare! è un nostalgico e divertente affresco dell'industria del cinema verso la fine della sua età d'oro, quando la gente andava ancora in massa al cinema e la tv aveva appena iniziato a diffondersi, quando le vite "private" dei divi erano costruite e controllate nei minimi dettagli dagli studios.
I fratelli Coen omaggiano alcuni generi classici dell'epoca, a partire dal peplum (L'Ave, Cesare! che dà il titolo al film), e poi il western, il musical, e la commedia, con splendide sequenze girate con grande precisione filologica e perfetta imitazione degli originali. Le scene musicali (sia quelle di nuoto coreografato alla Esther Williams che il classico numero di ballo alla Fred Astaire) sono assolutamente deliziose. Ma il meglio lo regalano nel raccontare quello che accade dietro le quinte, come l'esilarante riunione con i membri di differenti confessioni religiose chiamate a dare un parere sul copione di un film su Cristo (con battute degne del miglior Woody Allen) o il gruppo di comunisti che spiega Marx a Baird Whitlock, il protagonista di Ave, Cesare! (un irresistibile George Clooney, vestito da centurione romano per tutto il film). Gli sceneggiatori comunisti sono la versione parodistica di quelli (veri e drammaticamente perseguitati) appena visti nel film Trumbo, ma il comico epilogo – con tanto di sommergibile russo in stile 1941 - Allarme a Hollywood – fa scivolare le loro gesta sovversive inevitabilmente nella farsa. Le loro giuste rivendicazioni perdono credibilità nel momento in cui giustappongo al mondo illusorio hollywodiano (di matrice capitalista), l'altrettanto pernicioso sogno di una perfetta società comunista.
Le tribolazioni di Mannix sono narrate come in un vecchio thriller, con tanto di enfatica voce off. Attraverso di lui incontriamo i vari personaggi dell'industria del cinema e del suo sottobosco, una galleria di affettuosi e divertiti ritratti, interpretati da uno stuolo di attori noti (Ralph Fiennes, Scarlett Johansson,Tilda Swinton, Frances McDormand, Channing Tatum, Jonah Hil, Christopher Lambert)
Dopo l'incursione infernale nel mondo di Hollywood di Barton Fink, i Coen tornano a raccontare la capitale del cinema americano con un film più leggero e scanzonato, un riuscito divertissement dal gusto retrò, intelligente e spiritoso. Per cinefili e non.

Ave, Cesare! (Hail, Caesar!, USA 2016)
Un film di Ethan Coen, Joel Coen.
Con Josh Brolin, George Clooney, Alden Ehrenreich, Ralph Fiennes, Scarlett Johansson,Tilda Swinton, Frances McDormand, Channing Tatum, Jonah Hill,
Durata 106 min.